Da Dupin a Holmes, passando da Vidocq – Ladri di notte #3

Auguste Dupin e Sherlock Holmes sono oramai delle icone. Ma anche cosa accade nel mondo, fuori dalla fiction? Ospite della serata Federica Giordani di La stanza di Sherlock.

Prima o poi questo momento doveva arrivare. E non poteva che arrivare così: dopo aver parlato di misteri, di ambientazioni gotiche e di eroine coraggiose (leggi la puntata precedente), arriviamo a lui, il prototipo di tutti gli investigatori, l’uomo che ha segnato un genere e un metodo, il personaggio che ha creato il modello perfetto di detection storie. Stiamo parlando di Auguste Dupin, antesignano di tutti gli investigatori, e papà di Sherlock Holmes. Con noi, come special guest, Federica Giordani de La Stanza di Sherlock.
Ma vi siete mai chiesti da dove nascono queste figure e da cosa prendono spunto? Noi ce lo siamo chiesto e abbiamo fatto qualche ricerca.

Ascolta la puntata

Eugène-François Vidocq

Andiamo con ordine e partiamo dall’inizio di questa storia.
Auguste Dupin fa il suo ingresso in scena nel 1841, come protagonista de I delitti della Rue Morgue, pubblicato sulle pagine del Graham’s Magazine. La mente che ha partorito questo ingegno è quella del mitico, discusso, affascinante Edgar Alla Poe, un vero maestro del genere gotico e orrorifico. Una leggenda metropolitana – di cui però non abbiamo un vero e proprio fondamento – vuole che ad ispirare l’autore nella creazione di questo personaggio sia stato un certo Eugène-François Vidocq.

La Sûreté

Marie Gabrielle Coignet (1793-?) [1] - From Vidock Article. Original in Carnavalet Musee,

Eugène-François Vidocq è un ladro, un assassino, un fuggiasco e un galeotto che, ad un certo punto della sua vita, offre i propri servigi alla polizia di Parigi.
E come lo fa? Lo fa fondando la prima polizia in borghese. Sì, avete capito bene. Sto parlando della famosa Sûreté: una vera e propria brigata in borghese I cui agenti fanno gli infiltrati nella malavita. Persone con la fedina penale non proprio pulita – come quella dello stesso Vidocq – addestrate dallo stesso Vidocq, e in grado di non andare troppo per il sottile, soprattutto se si devono confrontare con mafiosi e criminali ogni giorno.
Per la serie: per stare con lo zoppo, devi già un po’ saper zoppicare.
Quando il buon Vidocq si dimette dal Bureau de Sûreté, nel 1827, decide di scrivere – e pubblicare un anno dopo – un suo mémoire che all’epoca è stato un vero e proprio best sellers. E a ragione, dal momento che il buon François è un vero e proprio innovatore delle scienze forensi: dalla schedatura, al calco delle impronte di piedi e di mani, sino ad un metodo di indagine vera e propria che si basava su travestimenti, appostamenti, pedinamenti e sorveglianza. Non a caso, una volta fuori dalla Sûreté, è proprio Vidocq a fondare la prima agenzia di investigatori privati che fornivano ai commercianti, sotto finanziamento, servizi informativi e di sorveglianza.

Ma se non ci sono prove che leghino Vidocq a Allan Poe, perché ve ne sto parlando?
Non sapremo mai se Auguste Dupin nasce per ispirazione diretta di Eugène-François Vidocq. Ma sappiamo, e vediamo, come proprio in quegli anni le scienze forensi cominciano a fare I loro primi passi verso una specializzazione chiara sistemica e scientifica. Dopo tutto, è solo il 1880 quando Dr. Henry Faulds comincia a lavorare sul concetto di impronta digitale! In questo orizzonte, dicevamo, nasce la figura di Auguste Dupin. Povero in canna, sempre in bolletta ma dall’intuito eccezionale, tale da fargli risolvere I casi più impossibili standosene seduto semplicemente in poltrona. Ma chi è veramente Auguste Dupin?

Auguste Dupin e il metodo scientifico

Auguste Dupin recupera la "lettera rubata", nell'omonimo racconto (The Purloined Letter) scritto da Edgar Allan Poe

In quei casi non potevo fare a meno di osservare e di ammirare – quantunque la sua ricca idealità avrebbe dovuto prepararmivi – la particolare attitudine analitica del mio amico. Egli sembrava trovare un fervido gusto ad esercitarla – se non proprio a metterla in mostra – e non esitava a confessarlo. Con un riso sordo, interiore, si vantava con me del fatto che quasi tutti per lui avessero una finestra aperta nel petto, e accompagnava ordinariamente le sue osservazioni con prove dirette e sorprendenti di quanto a fondo conoscesse me stesso. In quei momenti il suo modo di fare era freddo e distratto, i suoi occhi fissavano il vuoto, e la sua bella voce da tenore saliva ad un tono di testa che sarebbe apparso petulante senza la deliberatezza e la chiarezza assoluta della dizione. Osservandolo allora, mi capitava spesso di soffermarmi a meditare sulla vecchia filosofia dell’anima doppia e mi divertivo all’idea di un doppio Dupin, un Dupin creatore e un Dupin analista.

Così lo descrive Poe nelle prime pagine de I Delitti della Rue Morgue.
Creazione e analisi. È proprio su questi due binari che si muove il pensiero e la mente di questo personaggio che fa la sua prima comparsa ne I delitti della Rue Morgue e che anima le indagini di altri due romanzi: Il mistero di Marie Roget (1842-43) e La lettera rubata (1845). Il suo metodo unisce, appunto, la capacità immaginativa e creative e un’acuta osservazione analitica, tipica del pensiero scientifico. Dupin affronta ogni caso cercando di analizzare anche I dettagli più insignificanti, costruendo relazioni tra essi e quelli più lampanti con lo scopo di ricostruire il quadro generale. In poche parole, parte dalla certezza che dietro l’apparente complessità di un mistero si nasconda una soluzione semplice. Il suo quindi non è un metodo strettamente logico. Per molti versi Dupin, prima, e Sherlock poi, sembrano proprio procedere secondo la metodologia logica del pensiero laterale. Entrambi prescindono da quello che inizialmente appare l’unico percorso possibile. Ed entrambi cercano elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dal dominio di conoscenza e dalla rigida catena logica.

Elementare Watson

Holmes e Watson (da The Greek Interpreter; illustrazione di Sidney Paget).

Jules Verne scrive di Edgar Alla Poer, nel 1864, “è il capo della scuola dello strano, nessuno riuscirà a eguagliarlo”. E in parte è vero non solo perché prima di Dupin nessuno aveva mai pensato fuori dagli schemi della logica classica, pur praticandola alla perfezione. Ma anche perché nessuno, prima di Poe, aveva cercato di descrivere e “domare” l’incredbilie. Però, quando nel 1887, compare Uno studio in Rosso sulla rivista Beeton’s Christmas Annual insieme a storie di altri autori, e poi, nel 1888, come libro autonomo, il primo posto di Dupin è destinato a dover condividere il podio proprio com Sherlock Holmes.

Protagonista di quattro romanzi e 56 racconti, Sherlock condivide con Dupin:

  • lo stesso metodo scientifico
  • la capacità di analizzare ogni caso da più prospettive
  • la tendenza a mettere insieme dettagli e indizi anche apparentemente non rilevanti.

Ma ci sono anche delle grosse e profonde differenze. Prima tra tutte l’approccio. Se Dupin – e quindi Edgar Allan Poe – ha tutta questa tensione nel domare e nel descrivere l’incredibile, Sherlock. Invece, si attiene rigorosamente ai fatti. Per quanto le sue trade possano essere divergenti dalla logica consequenziale, il buon Holmes procede per passaggi molto precisi, senza lasciarsi mai andare alle fantasticherie, insomma a quella vena creativa che abbiamo visto proprio in Dupin. Insomma, come ci piace tanto ricordare, “elementare Watson!”

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