Quando si pensa all’Africa, la prima definizione che ci viene in mente è quella di “Culla della civiltà”. E gli studiosi hanno dato anche una definizione al termine, “culla”:

il luogo o regione dove qualsiasi cosa viene alimentato e protetto nei suoi primi stadi

Noi ci siamo chiesti se fosse, oggi, ancora valida questa definizione. Se guardiamo il mondo che ci circonda, fatto di culture diverse che cercano di dialogare tra loro, fatto di barriere e confini che qualcuno erige perché qualcun altro provi ad abbattere, fatto di diversi e meno uguali di altri, vediamo anche una Africa che non è più solo culla.

Un continente che abbiamo sfruttato, saccheggiato, studiato come si studiano corpi estranei. L’abbiamo fatto diventare una alterità, qualcosa che definisce il diverso, il povero, il ricco, l’ingiusto, la guerra e la violenza, il sopruso, la schiavitù verso la libertà. E una buona parte di responsabilità in questo senso, è nostra.

Se osserviamo la geografia umana di questo continente, non vediamo solo la culla della civiltà.
Noi abbiamo pensato di vedere la culla del nostro futuro.
Nel bene e nel male.