La facciata del Centro di distribuzione di Milano Area Centrale è coloratissima, piena di cartelli che invitano a provare le nuove merci. È il giorno della presentazione delle novità e altoparlanti nascosti diffondono musica festosa.
Marco è un Cittadino dell’Antropocene come tanti, fino a quel giorno felice e soddisfatto della sua vita senza eventi. Forse è un po’ annoiato.

All’ingresso del Centro i robot agitano le braccia meccaniche in segno di benvenuto: “Bene arrivato signore! Siamo felici che anche questo mese sia passato a scegliere le merci per la sua dimora. Ci sono tante novità a sua disposizione”,
“Grazie, grazie, ragazzi, sempre molto gentili!”.

Marco è arrivato da solo: non ha voluto farsi accompagnare né da un robot né da una concubina. Sono tutti rimasti a casa a suonare l’arpa fumando essenze inebrianti.
Sorride ai robot che si inchinano. Sembra che vogliano fare un po’ di conversazione e lui sta al gioco: “Siete proprio bravi. Voi siete troppo giovani per saperlo ma ho letto da qualche parte che ai tempi dei mei avi bisognava lavorare per avere delle merci. Adesso abbiamo tutto quello che vogliamo”.

I robot annuiscono, servili e ottusi.
Intanto è entrato un altro Cittadino: “Mi scusi, ho sentito quello che ha detto. Anche a me hanno raccontato qualcosa del genere. Mi è venuto in mente proprio ieri, mentre giocavo a golf… secoli fa avrei dovuto lavorare per pagare l’attrezzatura e l’uso del campo. Adesso ci sono i robot che lavorano per noi e abbiamo tutto”.
Marco scuote la testa empatico e aggiunge: “Pensi che esisteva addirittura una cosa chiamata ‘denaro’. Per avere delle merci dovevi possedere dei foglietti con delle cifre scritte sopra”.
Lo sconosciuto sorride, tende la mando e dice: “A proposito, mi chiamo Giorgio. CI facciamo un giro insieme?”
“Volentieri! Cominciamo dal settore più lontano!”.
“E diamoci del Tu”, aggiunge Giorgio.
I due camminano senza particolare meta nel Centro. Non chiedono nulla agli automi addetti ai visitatori. Guardano e basta e cominciano a sentirsi un po’ insoddisfatti.
“Lo sai che i discorsi di prima mi hanno fatto sentire un po’ strano?”, dice Marco.
E Giorgio “Anche a me. Pensare che adesso si può avere tutto senza limiti e che nell’Era precedente non era così, mi fa girare la testa!”.
“Certo che però, forse, è un po’ troppo facile” dice uno.

E l’altro aggiunge: “Più che altro tutti possiamo avere le stesse cose. Non ci sono differenze”. Intanto hanno passato la zona cibo, quella delle droghe naturali e sintetiche, l’area mobili e opere d’arte e l’agenzia viaggi, gettando sguardi distratti alle nuove proposte.
Sono arrivati nell’area profumi, dove ci sono enormi casse piene di apparecchi diffusori di essenze. Ci sono tantissime fragranze, tutte quelle che si possono immaginare.

Basta avvicinarsi e prelevare ciò che si desidera. Oppure si può fare un cenno all’androide addetto, che farà recapitare a casa i diffusori scelti, senza limiti di quantità. Tanto quello che non serve si può buttare in un qualsiasi digestore.
Vicino c’è una coppia, probabilmente uomo e donna. Sembrano innamorati e si parlano con dolcezza: “Amore che fragranza prendiamo? “Scelti tu Tesoro”.

Alla fine, scelgono due diffusori, li fanno imballare e si allontanano tenendosi per mano.
Nella mano libera ognuno tiene un pacchetto che avvolge un diffusore.
Giorgio e Marco potrebbero prelevare dai cassoni gli stessi oggetti. O molti altri.
Però non lo fanno. Seguono gli innamorati con lo sguardo, sorridono e si scambiano un cenno. Poi si avvicinano alla coppia, uno per lato.

È un attimo, un gesto lieve e quasi impercettibile.
Basta poco per strappare i pacchetti alle mani che li portano e allontanarsi velocemente.
È fatta. Dà una sensazione bellissima di forza ed euforia. Meglio della musica, del cibo e dell’arpa delle concubine.
Forse gli innamorati non hanno capito cosa è successo. O forse sì.
Di certo non hanno detto nulla né hanno inseguito i ladri.
I due nuovi amici rallentano il passo, attraversano i grandi corridoi del Centro di distribuzione ed escono, salutati con deferenza dai robot.
Nella piazza davanti all’ingresso c’è un gran movimento di gente, automi e veicoli. Odore di piaceri serali e musica nell’aria. Tutto sembra possibile
Marco cammina palpando nelle tasche i diffusori rubati.
“Perché lo abbiamo fatto?”, chiede.
E Giorgio risponde: “Perché è bello prendere qualcosa agli altri”.
“Va bene allora ci vediamo per farlo ancora”.
Se ne vanno fianco a fianco e al primo digestore sulla via gettano i diffusori senza neppure più guardarli.
La vita d’ora in poi sarà bellissima.