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Con 38 anni di ritardo, arriva un numero speciale di Un’Ambigua Utopia. Dialoghi, racconti, saggi, ricette e materiale d’archivio per raccontare la Fine dell’Uomo.

Descrizione

“In questi ultimi anni, grazie all’impegno dello stesso gruppo di giovani che avevano reso possibile la costituzione dell’archivio UAU, viene digitalizzata l’intera serie della rivista rendendola accessibile a tutti in forma gratuita. Lo stesso gruppo collabora poi alla mostra (corredata da varie iniziative e performance) “Per primo Moroni e Antonio Caronia” di Marisa Bello e Giuliano Spagnul alla fondazione Mudima e un ciclo di conferenze su “La fine dell’uomo” al Centro Sociale Piano Terra. Un vortice di attività che ora culmina con l’uscita di un numero speciale della rivista di Un’Ambigua Utopia, il n. 10 dopo i nove numeri storici 1977-1982.

Firmano l’intero numero col sudore e la fatica di farlo uscire sfidando le difficoltà imposte dall’epidemia in corso Abo, Gaia, Giorgio, Angeles, Giuliano, Ufo.

Questo n. 10 è dedicato alla memoria di Giancarlo Bulgarelli, tra i fondatori di UAU e ha come sottotitolo «Rivista di cultura fantastica» ed è necessario allora chiedersi cosa si intenda per fantastico: forse ciò che è meraviglioso (Sense of Wonder) ciò che è fuori dall’ordinario, che ci porta a sognare, a fantasticare appunto, in una piacevole evasione dalla realtà? Ma non è questo a cui qui si intende; è la parola cultura che precede a cui bisogna prestare attenzione. Cultura come coltura e lavoro sul campo del reale, dove la semina serve a far germogliare il reale stesso; dove si immaginano possibili. È cultura, quindi, di quel fantastico che è la nostra vita stessa in cui nessuna cosa è già lì come data ma deve essere sempre fabbricata per diventare vera e reale in quanto capace di resistenza e di durata. Se la realtà è quella cosa che «quando uno smette di crederci non svanisce» come scriveva Philip K. Dick, tutti noi non siamo altro che creature fantastiche che potremmo svanire non tanto per l’aver smesso di credere a una nostra presunta essenza originaria, quanto piuttosto perché avremo smesso di immaginarci nel mutare di quelle diverse possibilità che l’esistenza mette a disposizione per consentirci di resistere a quell’unica vera fine che è l’incapacità di non finire continuamente e di poter ricominciare di nuovo, ancora e ancora di nuovo.”

Giualiano Spagnul (http://www.labottegadelbarbieri.org/torna-unambigua-utopia-e-giuliano-spagnul/)

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