Quarto e ultimo appuntamento con lo speciale dedicato a Jo Nesbo curato dal giornalista e scrittore Roberto Pegorini.

Abbiamo scoperto Jo Nesbo creatore di Harry Hole, scrittore di altri romanzi crime, autore di libri per ragazzi e perfino interprete in chiave moderna del “Macbeth” di William Shakspeare. Cosa altro c’è da raccontare di questo artista norvegese, per giunta laureato in economia?
Beh, qualcosa d’altro, in effetti, c’è. Eccome se c’è. 

Riascolta le puntate precedenti dello speciale lette da Micaela Vernice

Jo Nesbo al cinema

Rimaniamo ancora per un attimo sulla sua carriera di scrittore.
Molti di voi sapranno che “L’uomo di neve”, da tanti considerato il suo libro migliore, nel 2017 è diventato anche un film. Dico subito che chi ha letto il romanzo, e ne è rimasto folgorato, davanti alla trasposizione sul grande schermo non può che avere storto il naso. I motivi sono molteplici. Magari alcuni, per chi non è harryholedipendente, sono solo dettagli banali. Però, diciamocelo, come si fa, pronti via, trovare nella prima scena il nostro ispettore ubriaco, con una bottiglia di birra che gli rotola tra le mani invece del suo “veleno”, il Jim Beam

Altri, invece, sono decisamente più strutturali. La storia è complessa, avrebbe decisamente avuto un esito migliore se fosse stata raccontata con una fiction di sei, ma anche otto puntate. Invece le classiche due ore scarse (per la precisione un’ora e 59 minuti), in cui viene condensato il film, costringe a tagli e omissioni che mutilano la complessità delle indagini, vero punto di forza del libro. Per non dire del finale, totalmente stravolto. E qui gli sceneggiatori potevano davvero evitarlo, non ha davvero senso. Per fortuna che almeno il serial killer è lo stesso, altrimenti c’era da chiedere indietro i soldi del biglietto (anzi, il rimborso sarebbe comunque giustificato).
Va comunque ammesso che Michael Fassmbender mette in scena un Harry Hole incredibile, con una mimica facciale dura e adeguata, anche se questa è mia opinione personale. Ognuno si può essere fatto un’idea propria di questo poliziotto tormentato e non necessariamente corrispondente a quella del sottoscritto. 

Ma “L’uomo di neve” non è la prima trasposizione cinematografica di un’opera di Nesbo. Era già accaduto in precedenza con il “Il cacciatore di teste”. E qui, invece, va detto che il risultato è stato decisamente migliore. Buona tenuta della trama, pochissime divagazioni, giusti i tempi del thriller. Insomma, tirando le somme, il libro più bello è stato massacrato, quello che, invece, non può considerarsi di certo un best seller dello scrittore norvegese è stato, di contro, valorizzato. 

Risulta inoltre che sono stati acquistati anche i diritti d’autore de “Il confessore”. E si sussurra che dietro la cinepresa ci potrebbe essere l’esordio alla regia dell’attore Channing Tatum, oppure l’occhio più esperto di Denis Villenueve. A interpretare Sonny Lofthus dovrebbe invece essere Jake Gyllenhall. Ma per il momento siamo solo a livello di rumors. Non resta che attendere, ma, a costo di essere ripetitivi, se proprio dobbiamo tirare fuori Harry Hole (e gli altri personaggi di Nesbo) dalle sue pagine, il vero sogno è gustarselo in una fiction.
Inutile girarci in giro, è così. Una bella serie formata da un centinaio di puntate (i libri sono 12, ci stanno) sarebbe una maratona fighissima.

Di non solo scrittura

Bene, abbiamo finito? Non proprio. Innanzitutto perché a Nesbo si deve la serie tv, visibile su Netflix, “Occupied”. È lui l’ideatore e lo scrittore del soggetto. Ed è anche lo sceneggiatore del film “Jakcpot”, uscito in Norvegia nel 2011. E poi perché Nesbo, non pago, si è perfino divertito a fare l’attore in due episodi del telefilm “Forst & sist”, mentre nel film “Crime diary” interpreta addirittura se stesso.

Ora, cosa possiamo davvero dire ancora di Jo Nesbo? Ebbene, qualcosa c’è. E non sono curiosità di poco conto. Il buon Dio, infatti, a quanto pare l’ha dotato di talento anche quando decide di non scrivere best seller. E sono due i campi in cui si è messo in evidenza. Innanzitutto da ragazzino ha militato nella squadra di calcio del Molde, vincendo il campionato norvegese Under 19. E poi le sue mani non sanno solo battere sui tasti del computer, bensì anche suonare la chitarra e con ottimi risultati.
Non a caso la sua passione per la musica la ritroviamo spesso nei suoi libri, e la conferma la troverete anche su Spotify dove esiste una play list (clicca qui per ascoltarla) con i brani che vengono citati nei romanzi di Harry Hole.
Tornando, invece, alla realtà, nei primi anni Novanta il trentenne Nesbo ha fondato la rock band dei Di Derre di cui è anche il cantante. Per intenderci non un gruppo amatoriale, visto che ha inciso ben cinque dischi. Anzi, a dirla tutta, gli album che portano il suo nome sono sei, perché nel 2001 ha tentato pura l’avventura da solista. In questa sua esperienza con i Di Derre è stato affiancato dal fratello Knut (lui ha anche esordito nella seria A di calcio norvegese), la cui collaborazione però ha avuto un brusco stop a causa della sua morte improvvisa nel 2013, a soli 52 anni. Un tragedia che si pensava si potesse trovare solo nei suoi romanzi. 

È tutto? Beh, a questo punto possiamo dire di sì, ma il finale aperto de “Il coltello” sta già facendo trepidare i fan dello scrittore e, Nesbo ci perdoni, di Harry Hole. 

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