Per la Biblioteca Segreta del Covo, la nostra Ladra legge “Il ritratto ovale” di Edgar Allan Poe.
Nuova lettura di questa spooky season così speciale per la Biblioteca segreta del Covo con “Il ritratto ovale” Edgar Alla Poe. La nostra Ladra legge uno dei racconti più brevi ed emblematici del genio di Poe.
Il ritratto ovale (1842) è un piccolo gioiello di perfezione formale e simbolica. In poche pagine, l’autore americano riesce a condensare la sua visione dell’arte, della bellezza e del rapporto tormentato tra creazione e vita.
La trama
Il racconto si apre con un viandante ferito che cerca rifugio in un antico castello abbandonato. Nella penombra della stanza in cui si riposa, la luce di una torcia rivela all’improvviso un ritratto di straordinario realismo: il volto di una giovane donna sembra vivo, tanto da provocare nel protagonista un senso di turbamento quasi soprannaturale.
Incuriosito, l’uomo trova un libro che racconta la storia di quel dipinto: una giovane sposa, bella e piena di vita, accetta di posare per il marito pittore, totalmente assorbito dalla propria arte. Col passare dei giorni, però, l’artista si isola dal mondo e dalla moglie, consumato dal desiderio di catturare sulla tela la perfezione assoluta. A costo della vita stessa.
Ascolta il racconto su YouTube
Una cornice nel testo e per il testo
Con una struttura a cornice, Poe intreccia due livelli narrativi: la vicenda del viandante e quella del pittore, legate dal motivo del ritratto. Questo doppio racconto amplifica il senso di inquietudine e riflette uno dei temi più cari all’autore: l’ossessione per la bellezza ideale, capace di distruggere ciò che rappresenta. L’arte, in Il ritratto ovale, non è più imitazione della vita, ma la sua negazione. L’artista, nel tentativo di immortalare la vitalità della donna, la priva della sua esistenza reale, come se la creazione estetica fosse una forma di vampirismo.
L’ambiguità del gesto artistico
In questo senso, Poe anticipa una riflessione moderna sull’ambiguità del gesto artistico: creare significa anche distruggere, trasformare la vita in immagine, la presenza in assenza. Il racconto diventa così una parabola sull’orgoglio dell’artista e sull’impossibilità di conciliare amore e arte, sentimento e perfezione. La prosa di Poe, densa e musicale, costruisce un’atmosfera sospesa tra sogno e incubo, in cui la luce che illumina il ritratto sembra svelare non solo una figura dipinta, ma l’abisso che separa l’essere umano dalla sua rappresentazione.
Poe ci consegna, così, una riflessione vertiginosa sul potere dell’arte: un potere capace di dare la vita attraverso la morte, di trasformare l’amore in un’immagine eterna, ma immobile. Il ritratto ovale resta una delle più perfette allegorie della tensione romantica tra il desiderio di bellezza e il prezzo che esso comporta.
