Tutti a parlare di romance, ma che di cosa stiamo parlando esattamente? Ecco una breve guida for dummies.
Il romance è ovunque: in libreria, nelle classifiche digitali, nelle serie che divoriamo in una notte. Eppure, nonostante il successo, il genere continua a essere frainteso, liquidato come evasione facile o lettura “di serie B”. Spoiler: non è così.
Oggi voglio cercare di capire cos’è davvero il romance, da dove nasce e perché è più vivo che mai.
Che cos’è (davvero) il romance?
In senso stretto, il romance è una narrazione centrata su una storia d’amore che costituisce il fulcro della trama e che si conclude con un finale emotivamente soddisfacente, il famoso lieto fine o happy ever after / happy for now.
Ma ridurlo a questa semplice definizione sarebbe come dire che il giallo è solo “scoprire chi è l’assassino”. E in quel del Covo della Ladra sappiamo bene che non è così. Abbiamo imparato, nella lettura, che spesso i romanzi declassati a puro intrattenimento riescono ad affrontare con più lucidità e immediatezza tematiche molto profonde, o di attualità o, ancora capaci di raccontare la nostra realtà.
Così troviamo, spesso, romanzi romance che parlano di relazioni e conflitti, sia di coppia, sia di famiglia; di identità e di crescita personale; di prevaricazione e discriminazione sociale o di genere. E nell’affrontare tutto ciò, cercano anche di raccontarci i modi per superare e risolvere i problemi e le criticità.
L’amore è il motore narrativo, ma il viaggio riguarda l’essere umano.
Le origini: molto prima di quanto si pensi
Il romance non nasce nel Novecento. Dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo per scoprire che questo genere è antico tanto quanto la necessità dell’uomo di raccontare storie.
Antichità e Medioevo
Già nei testi classici troviamo storie d’amore che sfidano il destino: Didone ed Enea, Piramo e Tisbe, fino ai romanzi greci come Le avventure di Leucippe e Clitofonte, uno dei primi romanzi dell’epoca Alessandrina (forse), composto da Ἀχιλλεὺς Τάτιος – Achille Tazio.
Nel Medioevo esplode l’ideale dell’amor cortese, con Tristano e Isotta o Lancillotto e Ginevra: amori impossibili, adulterini, assoluti. In Italia il dolce stil novo porta alla luce, anche in Italia, l’idea d’amore più puro e soave, tale da “dà per li occhi una dolcezza al core, / che ‘ntender no la può chi no la prova”, come recita il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri.
Non c’è ancora il “lieto fine”, ma c’è già il cuore del romance: l’amore come forza totalizzante.
E poi arriva Jane Austen
Il vero punto di svolta arriva tra Settecento e Ottocento con Jane Austen.
Orgoglio e pregiudizio (1813) non è solo una storia d’amore: è una critica sociale, un romanzo di formazione, una riflessione sul matrimonio come scelta e non come necessità economica.
Con Austen nasce il modello che ancora oggi riconosciamo:
- due protagonisti con un conflitto emotivo
- incomprensioni e crescita
- un finale che suggella l’unione dopo la trasformazione interiore
Elizabeth Bennet è, a tutti gli effetti, un’archetipo delle eroine romance contemporanee.
Ottocento: sorelle Brontë e passioni oscure
Se Austen rappresenta il romance della misura e dell’ironia, Charlotte e Emily Brontë portano in scena la passione assoluta.
Jane Eyre e Cime tempestose esplorano il desiderio, il trauma di una vita di “costrizioni” davanti ad animi liberi e curiosi, la necessità di indipendenza – o dipendenza emotiva -, così come la ribellione alle convenzioni che muove questi due grandi romanzi.
Qui il romance si intreccia con il gotico e dimostra che l’amore, in letteratura, può essere anche disturbante e scomodo.
Il Novecento e il romanzo rosa popolare
Con il Novecento il romanzo rosa – non si chiama ancora romance!! – diventa industria editoriale.
È il secolo della serialità, della stampa di massa e dell’accesso più ampio all’istruzione femminile: un contesto perfetto perché il genere trovi un pubblico stabile e affezionato.
Nascono così le grandi collane romance, come Mills & Boon (1908) nel mondo anglosassone e, più tardi, Harlequin e Mondadori in Italia. Queste collane introducono una forte codificazione narrativa: lunghezza standard, ritmo serrato, archetipi riconoscibili, finale garantito. Non si tratta di povertà creativa, ma di una vera grammatica del genere, pensata per creare fiducia nel lettore.
Questo processo ha un doppio effetto, tutt’altro che banale:
- da un lato, democratizza la lettura, rendendo i libri economicamente accessibili e culturalmente legittimi per un pubblico femminile spesso escluso dal canone
- dall’altro, contribuisce allo stigma culturale, perché ciò che è popolare, seriale e scritto (o letto) prevalentemente da donne viene considerato “minore”
Eppure, sotto la superficie apparentemente ripetitiva, il romance novecentesco svolge una funzione sociale potentissima. In un’epoca segnata da due guerre mondiali, dall’ingresso delle donne nel mondo del lavoro e dalla ridefinizione della famiglia, questi romanzi raccontano:
- l’autonomia economica femminile
- il conflitto tra amore e carriera
- la scoperta della sessualità
- il diritto al desiderio e alla scelta
Il romance diventa così uno spazio sicuro di negoziazione culturale, dove si sperimentano nuovi modelli di relazione prima che questi vengano pienamente accettati dalla società. Altro che evasione: è narrativa che registra, in tempo reale, i cambiamenti profondi del Novecento.
Dalla chick lit al romance contemporaneo
Tra anni ’90 e 2000 il genere cambia pelle, riflettendo una società sempre più urbana, precarizzata e autoconsapevole. Arriva la chick lit, termine spesso usato in senso dispregiativo ma che, in realtà, segna una svolta cruciale. Romanzi come Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding mettono in scena protagoniste imperfette, ironiche, alle prese con il lavoro, il corpo, la solitudine e il desiderio di amare senza annullarsi.
La chick lit introduce elementi nuovi nel romance:
- una voce narrante fortemente soggettiva e autoironica
- ambientazioni contemporanee e riconoscibili
- una centralità dell’identità femminile che non coincide più solo con la relazione amorosa
L’amore resta importante, ma non è più l’unico orizzonte di senso: è una parte della vita, non il suo compimento totale.
Da questa evoluzione nasce il romance contemporaneo vero e proprio, che amplia ulteriormente il campo e affronta in modo esplicito temi fino ad allora marginali o tabù:
- salute mentale e vulnerabilità emotiva
- diversità culturale, sociale e di classe
- relazioni tossiche e dinamiche di potere
- consenso, comunicazione e responsabilità affettiva
In questo contesto, autrici come Sally Rooney occupano una posizione chiave. Pur venendo spesso collocata nella “letterary fiction”, Rooney utilizza strutture tipicamente romance — centralità della relazione, tensione emotiva, intimità — per raccontare il disagio generazionale, le asimmetrie di potere e l’incapacità di comunicare.
Il risultato è una narrativa ibrida che dimostra quanto il confine tra romance e letteratura cosiddetta “alta” sia, in realtà, estremamente poroso e culturalmente costruito.
Il romance oggi: inclusivo, ibrido, potentissimo
Il romance del XXI secolo è un genere profondamente fluido e intersezionale, capace di assorbire altri generi narrativi e di rispondere in tempo reale ai cambiamenti sociali e culturali. Non esiste più un romance, ma una costellazione di sottogeneri che dialogano tra loro e con il presente.
- Romance LGBTQIA+: non più nicchia, ma parte integrante del mercato. Queste storie non raccontano solo l’amore queer, ma mettono in discussione norme eteronormative, modelli familiari tradizionali e dinamiche di potere. L’amore diventa spazio di legittimazione identitaria e politica.
- Romantasy (romance + fantasy): uno dei filoni più forti degli ultimi anni. Il worldbuilding fantastico amplifica i conflitti emotivi e permette di riscrivere archetipi classici (eroe, eroina, destino) in chiave più inclusiva. L’epica lascia spazio all’intimità.
- Dark romance: controverso e spesso frainteso, esplora il lato oscuro del desiderio, il confine tra consenso, ossessione e potere. Più che modelli da imitare, questi testi funzionano come spazi narrativi di esplorazione del tabù e del trauma.
- Historical romance revisionista: riscrive il passato con lo sguardo del presente, dando voce a personaggi femminili, queer o razzializzati tradizionalmente esclusi dalla narrazione storica. Non è anacronismo, ma rilettura critica della Storia.
Grazie anche a piattaforme come Wattpad, Kindle e BookTok, il romance è tornato a essere uno spazio di sperimentazione dal basso e di dialogo diretto con i lettori. Gli autori intercettano bisogni emotivi e sociali in tempo reale, mentre i lettori diventano comunità attive e partecipi.
Il romance, oggi, non è più solo intrattenimento: è luogo di rappresentazione, di riconoscimento e di immaginazione di relazioni possibili.
Perché il romance conta (più di quanto ammettiamo)
Il romance resiste da secoli perché risponde a un bisogno universale: dare senso alle relazioni umane.
In ogni epoca, racconta ciò che cambia e ciò che resta:
- come amiamo
- chi può amare chi
- a quale prezzo
Leggere romance non significa smettere di pensare. Spesso significa pensare meglio, partendo dalle emozioni.
In breve: il romance è un genere che può parlare a tutti. Basta leggerlo con gli strumenti giusti e abbandonando i preconcetti che lo circondano.
