Il Calamaio elettronico e il Covo della ladra presentano uno speciale in podcast tutto dedicato ad uno dei “mostri” per eccellenza della narrativa di genere: Frankenstein.
In quattro episodi, Salvatore Sconzo e Mariana Marenghi ripercorrono la storia letteraria di quest’opera, raccontano la figura della sua creatrice, Mary Shelley, e il mondo creato dalla sua opera.
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Le origini del podcast
Quel momento quando…
Quando abbiamo riaperto il libro di Frankenstein, in cui il rumore del mondo si fa eco soffuso, lontano ed è rimasto solo il respiro della storia. È da quel silenzio e da uno scambio di messaggi carichi di elettricità che nascono le quattro puntate del podcast dedicate al mito creato da Mary Shelley: un viaggio pensato non per aggiungere ombra a un racconto già carico di suggestioni, ma per portare una piccola luce là dove, nel tempo, la fantasia collettiva ha spesso oscurato lembi fondamentali di questa incredibile opera. Perché Frankenstein non è soltanto un mostro, né un incubo gotico: è una domanda aperta sull’uomo, sulla responsabilità, sull’amore negato e sul peso delle nostre creazioni.
La lungimiranza e l’attenzione narrativa di Mary Shelley rendono il romanzo sorprendentemente vivo ancora oggi. Le sue pagine parlano ai lettori contemporanei con una lucidità disarmante, interrogando la società moderna su temi che sentiamo urgenti: il progresso senza coscienza, l’isolamento, la paura del diverso, e spesso anche dell’ignoto, il bisogno profondo di essere riconosciuti. Leggerlo significa attraversare un’emozione densa, quasi fisica, fatta di inquietudine e compassione, di bellezza e vertigine. È un romanzo che non si limita a essere letto: si respira, si ascolta, si porta dentro.
Raccontarlo in un podcast è stato un atto di restituzione e di ascolto. Dare voce a Frankenstein ha significato rallentare, scegliere le parole, lasciare spazio alle pause e alle domande, permettere alla storia di tornare a vibrare nell’aria. Ogni puntata è diventata un frammento di dialogo tra il testo e chi lo incontra oggi, un modo per accompagnare l’ascoltatore oltre il mito, verso il cuore pulsante del romanzo.
Impagabile e profondamente arricchente è stato il lavoro condiviso. Camminare fianco a fianco in questo percorso, intrecciando sensibilità, sguardi e intuizioni, ha reso l’esperienza ancora più intensa. La collaborazione si è trasformata in uno spazio di crescita reciproca, dove Frankenstein non è stato solo raccontato, ma vissuto, discusso, riscoperto. Ed è forse proprio questo il dono più grande di questo progetto: aver acceso una luce, piccola ma ostinata, capace di illuminare ancora una volta una storia che non smette di parlarci.
