Antonella Gonella, nella sua rubrica Comfort Book, ha intervistato per il Covo Tiziano Fratus.
Partiamo con le presentazioni. Nel testo confessa che osservare le collezioni librarie altrui, aiuta a comprenderli. Ci può raccontare la sua libreria? Quanto spazio occupa la collezione Simenon?
La mia libreria è composta di oltre 15mila volumi. Essendo figlio di un falegname, e dunque di una persona che avrà letto in tutta la sua vita forse cinquanta libri, arrotondando in eccesso, ho iniziato ad accumulare libri diciamo dai vent’anni in poi. Il piacere del libro può nascere ovviamente da varie occasioni, ma l’educazione familiare e una certa continuità, a mio parere, possono aiutare a capirne il valore e ad aumentare il desiderio di investire del denaro per acquistarne. Come certi pittori che hanno avuto il periodo rosa o il periodo blu, il periodo nature morte e poi visi di donna, anch’io sono andato a costruire la mia biblioteca con maggiore stabilità e consapevolezza, se così posso dire, dai trenta-trentacinque anni in poi, scegliendo autori e temi o ambiti.
Ad esempio in queste ultime stagioni, diciamo dal covid in poi, ho smesso di collezionare libri dedicati alla natura quanto di poesia, di cui ero e sono in effetti stanco, anche perché se ne pubblicano davvero tanti tutti più o meno uguali. Ho così ripreso il fumetto: da ragazzo ero un appassionato di fumetti, soprattutto Dylan Dog e Nathan Never, che non ho mai smesso di leggere ma senza continuità; di fatti ora ho le collezioni complete di questi due personaggi come di altri della storia bonelliana, oltre ad una buona selezione di classici americani e francesi (Moebius anzitutto), e alcuni manga, anche se non mi considero un fanatico del genere.
Ho una nutrita selezione di Adelphi, forse il mio editore preferito, quando di Mondadori, Feltrinelli, Einaudi, una selezione ricca di autori quali Camilleri, Cassola, tutto Fleming, P.K. Dick, Kawabata, Kundera e moltissimi altri. Il buon
Simenon occupa sette scaffaloni, un 350 volumi circa.
Ultimamente sto collezionando Scerbanenco, credo che potrebbe essere un futuro obiettivo del mio interesse.
A ciascuno il suo Maigret: un’affermazione che vale anche per il multiforme autore del celebre commissario. Qual è il suo Simenon?
Mi sono affezionato a diversi aspetti dell’uomo quanto dell’opera. Ho passato l’età in cui mi aspetto di poter, magari col prossimo romanzo, diventare un autore così venduto o chiacchierato, so bene, o credo almeno di saperlo, che quel che vado pubblicando avrà il suo giro e poco più, o poco meno, come avviene da venticinque anni, oltremodo. Va bene così, non mi lamento. Simenon è stato ben altro: cinquecento milioni di copie vendute in vita, quattrocento romanzi di cui settantacinque dedicati al buon commissario Maigret, un altro centinaio di fantastici romanzi duri, e tanti racconti, reportage, memoriali. A me piace in effetti quasi tutto delle sue opere.
Di simenonite non si muore, come spiega nel saggio. Ma quale cura consiglierebbe per convivere con questa singolare e piacevolissima patologia?
Di abusarne! In Italia abbiamo oramai quasi tutto tradotto, una certa parte per quasi mezzo secolo dal suo primo editore, Mondadori, e in questi ultimi quattro decenni da Adelphi. Abbiamo oramai tutto Maigret, un’ottantina di romanzi duri, quasi tutti i racconti. Oltremodo Simenon è uno di quegli scrittori che ti puoi godere in qualsiasi stagioni quanto con qualsiasi stato d’animo, dal furioso al nostalgico. E dunque tuffatevi!
Infine una curiosità: ci è poi andato a Liegi a visitare quella libreria dal nome intrigante, A l’enseigne du commissaire Maigret?
Nooo, non ancora. Ma prima o poi ci arriverò, magari d’estate, di modo da attraversare il Belgio con la mia rombante Moto Guzzi.
