• Gennaio 31, 2026 12:51 pm

Central Park, Guillaume Musso – I libri di Annelies

DiI libri di Annelies

Gen 28, 2026

Annelies ha letto e recensito uno dei romanzi più iconici di Guillaume Musso: “Central Park.

“Alice Schäfer aprì gli occhi con difficoltà. La luce del giorno nascente la accecava, la rugiada dell’alba le appiccicava i vestiti. Madida di un sudore ghiacciato, batteva i denti. Aveva la gola secca e un forte sapore di cenere in bocca. Le sue articolazioni erano anchilosate, le membra rattrappite, la mente intorpidita. Quando si tirò su, si accorse di essere sdraiata su una ruvida panchina di legno grezzo. E, sbalordita, sentì pesarle addosso il corpo di un uomo massiccio e robusto, raggomitolato contro il suo fianco.”

Central Park” di Guillaume Musso è un romanzo che può essere definito come un thriller psicologico con sfumature noir, pubblicato da Bompiani nel 2014 e che, ancora oggi, a distanza di qualche anno, è in grado di tenere il lettore incollato alle sue pagine.

Ci sono libri che catturano fin dalla prima pagina, e “Central Park” appartiene senza dubbio a questa categoria. L’autore francese, maestro del thriller psicologico a forte componente emotiva, costruisce una storia che si legge tutta d’un fiato, trascinando in un vortice di misteri, identità spezzate e colpi di scena ben calibrati.

Ci troviamo davanti a un incipit molto potente: Alice Schäfer, giovane poliziotta parigina, si risveglia su una panchina di Central Park, ammanettata a uno sconosciuto. Accanto a lei c’è Gabriel Keyne, musicista jazz americano. Nessuno dei due ricorda come sia arrivato lì.

La trama

“Ci sono prove che non si superano mai del tutto, alle quali però si sopravvive malgrado tutto.”

Da questo esordio particolarmente intenso prende avvio una corsa contro il tempo che porta i protagonisti a ricostruire le ore precedenti, tra New York e Parigi, indizi frammentari e verità nascoste. Musso gioca abilmente con la memoria e con le percezioni del lettore, rimandando le risposte fino a un finale che ribalta completamente il significato dell’intera vicenda.

La struttura narrativa è chiaramente pensata per tenere alta la tensione. Tuttavia, se da un lato l’incipit mi ha subito imbrigliata nelle trame della narrazione, dall’altro, proseguendo con la storia, ho percepito a tratti una sensazione di forzatura e la poca credibilità di alcuni snodi narrativi. Solo il finale è riuscito a riconciliarmi completamente con l’intera vicenda, al punto da farmi cambiare giudizio e rivalutare il romanzo nel suo insieme.

I capitoli sono brevi e rapidi, spesso interrotti nel momento di massima suspense. La narrazione alterna presente e passato, seguendo principalmente i punti di vista di Alice e Gabriel, in un continuo lavoro di ricostruzione degli eventi. Il romanzo funziona come un puzzle: ogni pezzo sembra chiaro solo in apparenza, ma acquista pieno senso solo avvicinandosi alla conclusione. È una struttura che privilegia il ritmo e l’effetto sorpresa, cifra distintiva della narrativa di Musso.

Lo stile è semplice ma efficace, Musso sceglie una scrittura diretta, fluida e accessibile. Le descrizioni sono essenziali, quasi cinematografiche, mentre i dialoghi scandiscono il ritmo dell’azione. Non siamo di fronte a una prosa ricercata o sperimentale, ma a uno stile funzionale alla storia, pensato per coinvolgere il lettore sul piano emotivo e narrativo.

Particolarmente riuscita è la caratterizzazione della protagonista: Alice è un personaggio segnato dal trauma, complesso e credibile, attorno al quale ruota gran parte della tensione emotiva del romanzo.

Punti di forza e limiti

“Nell’esistenza ci sono rari momenti in cui si apre una porta e in cui la vita ci regala un incontro inatteso. Quello con l’essere complementare che ci accetta così come siamo, che ci prende nella nostra interezza, che indovina e accetta le nostre contraddizioni, le nostre paure, i nostri risentimenti, la nostra collera, il torrente di fango nero che cola nella nostra testa. E che ci placa.
L’incontro con colui che ci tende uno specchio nel quale non abbiamo più paura di guardarci.”

Tra i maggiori punti di forza di “Central Park” spiccano sicuramente un incipit memorabile, la suspense costante e un finale sorprendente che cambia completamente la prospettiva della storia. Anche le ambientazioni risultano suggestive e ben sfruttate: la vicenda è collocata principalmente a New York, con la scena iniziale e buona parte del romanzo ambientate all’interno di Central Park, il grande parco urbano nel cuore di Manhattan da cui è tratto il titolo del libro. Non mancano inoltre riferimenti a Parigi e ad altri luoghi europei, come Dublino.

Tra i limiti si possono invece notare alcune coincidenze narrative un po’ forzate e una caratterizzazione meno approfondita dei personaggi secondari. Inoltre, a mio parere, la gestione dei flashback risulta talvolta confusa: il romanzo è scritto in terza persona, mentre i flashback sono in prima, introdotti dalla formula “Mi ricordo”. Personalmente apprezzo di più altre tecniche narrative che favoriscono una maggiore differenziazione.

Nonostante ciò, il romanzo resta complessivamente godibile e sono riuscita ad apprezzarlo al di là di questi aspetti.

Temi centrali

La narrazione si sviluppa attorno ai temi dell’identità e della memoria, del senso di colpa e della dicotomia fra caso e destino. Il romanzo invita inoltre il lettore a riflettere su quanto il passato sia in grado di condizionare la vita di ciascuno di noi, incidendo profondamente sulle scelte individuali.

Due parole sull’autore

Guillaume Musso è uno degli autori francesi più letti al mondo, e “Central Park” rappresenta bene il suo modo di raccontare: storie costruite come ingranaggi narrativi, in cui thriller, sentimento e mistero si intrecciano fino all’ultima pagina. La sua forza non risiede tanto nella sperimentazione letteraria, quanto nella capacità di creare trame coinvolgenti, capaci di parlare a un pubblico vastissimo.

Classe 1974, Musso coltiva fin dall’infanzia la passione per la lettura e la scrittura, maturata anche grazie all’esperienza trascorsa in biblioteca con la madre, bibliotecaria. Dopo gli studi in economia e un periodo vissuto negli Stati Uniti, dove lavorò anche vendendo gelati per mantenersi, diventa insegnante e debutta come autore nel 2001 con “Skidamarink”. Il successo internazionale arriva nel 2004 con “Et après”, pubblicato in Italia con il titolo “L’uomo che credeva di non avere più tempo”, romanzo che unisce romanticismo, mistero ed elementi soprannaturali e che è stato adattato anche per il cinema.

Riflessioni finali

“Central Park” è un romanzo perfetto per chi ama i thriller psicologici ricchi di colpi di scena e tensione emotiva. Interpreta il genere con grande abilità, confermando Guillaume Musso come uno dei narratori più efficaci del panorama contemporaneo. È un libro che si divora rapidamente e che, una volta chiuso, invita a ripensare a tutto ciò che si è appena letto. Ho trovato la personalità della protagonista costruita con grande efficacia, priva dei soliti cliché o stereotipi che spesso condizionano la scrittura di alcuni autori. Ci sono stati passaggi che mi hanno davvero emozionata, facendomi sentire vicina alle vicende e ai sentimenti dei personaggi. È un romanzo che consiglio vivamente. 

“Nel fondo di me stessa, non ho forse sempre avuto la convinzione che la mia vita si sarebbe conclusa così?Sola, ma libera.
Come ho sempre cercato di vivere.”

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