• Gennaio 23, 2026 6:48 pm

Il mio Natale di Annelies Romanin

DiI libri di Annelies

Dic 20, 2025

Speciale Natale a cura di Annelies Romanin

Il Natale é una lente d’ingrandimento di tutte le emozioni.
C’è chi lo attende tutto l’anno, riempiendo la casa di decorazioni, profumi e musiche che rievocano un’atmosfera che da bambino ha vissuto oppure gli è stata negata.
E poi ci sono i cosiddetti “Grinch”, quelli che lo rifuggono a ogni costo. Coloro che di fronte a un addobbo soffrono come Superman rinchiuso in un bunker pieno zeppo di kryptonite.

È un periodo dell’anno molto particolare, persone che si muovono a un ritmo incalzante, protagoniste di un film che scorre troppo veloce. Le strade sono fiumi in piena, auto guidate da autisti aggressivi pronti a tutto pur di arrivare prima da qualche parte; dove poi, a volte non si sa. I negozi sono stracolmi di chi, già il primo dicembre, desidera aver completato una lista chilometrica di regali che in fondo non sempre desidera comprare.

Con chi lo passi il Natale?

“Con chi lo passi il Natale? Come lo trascorri?” si sente spesso discutere alle cene fra amici che precedono le festività.
E ognuno risponde in modo diverso, a sé stesso o agli altri.
Ma all’interno della propria casa, lontano dal frastuono del consumismo, ciascuno di noi sceglie come vivere questo periodo e gli attribuisce un significato unico. Il mio rapporto con il Natale è piuttosto controverso, è una festa che non amo particolarmente proprio per quell’effetto lente d’ingrandimento, il ricordo di alcuni eventi dolorosi del passato che hanno lasciato il segno. Così mentre attorno a me, la maggior parte delle persone si prepara con entusiasmo, tutto ciò che mi circonda si trasforma in un potente trigger.
Ci ho messo un po’ di tempo a capire che in fondo di questa, che è la festa per antonomasia che coinvolge anche culture diverse dalla nostra, non eliminerei davvero tutto. E più gli anni passano e più si fa prepotente dentro di me, il desiderio di riscrivere nuovi ricordi e cambiare il corso del mio rapporto con il Natale, così ho iniziato a scattare delle fotografie.
I miei figli, che mi hanno insegnato un concetto nuovo di regalo, quello del tempo condiviso, della complicità che si crea solo grazie a questo.

I miei alunni che si siedono attorno alla luce della corona d’avvento, attorno a noi il silenzio ci avvolge. La voce di una bambina che tentenna davanti a lettere ancora troppo difficili da riconoscere tutte insieme, che scorrono sotto suoi occhi e via via si trasformano in una storia di Natale.

Non regali, ma relazioni

Ed è proprio recentemente che ho scattato l’immagine più evocativa. In una serata fra amiche. È il due dicembre, abbiamo segnato questo appuntamento diversi mesi fa. Camminiamo allegramente fra le bancherelle di un mercatino di Natale bolzanino, insolitamente vuoto. Il profumo degli aromi del vin brulè si mescolano alla danza delle luci, c’è un’atmosfera leggera, quella tipica di una gita scolastica, la sensazione di essere riuscite a ritagliarci uno spazio nostro in mezzo alle incombenze di una settimana di lavoro.
A un certo punto una di noi si allontana e si avvicina a una donna che era passata inosservata.
“Non posso pensare che fra poco sarò seduta a tavola con voi e quella donna non sa nemmeno se riuscirà a mangiare” mi dice l’amica che dopo poco ci ha nuovamente raggiunte.
Solo allora mi volto e guardo la donna dietro di noi. È anziana, trascina un carrello della spesa, carico di tutta quella che probabilmente è la sua vita. Una tazza di metallo tintinna sul manico e segna l’incedere della sua camminata malferma. Indossa un berretto di lana e un volto segnato dalla stanchezza e dal freddo. La sua povertà fa da contrasto con tutto ciò che ci circonda, uno schiaffo prepotente a tutti gli orpelli inutili che si accumulano nelle nostre esistenze. E forse solo allora capisco qual è per me il vero senso del Natale, che senza la relazione e l’intimità è una festa completamente arida.

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