Antonella Gonella ha realizzato uno speciale dedicato all’amore ai tempi della letteratura. La terza puntata è dedicata alla relazione tra Mark Twain e la moglie Olivia.
“Firenze per qualche tempo ci rese felici”: è il ricordo dell’Italia di Mark Twain. Non l’unico, va detto. Il papà di Huckleberry Finn è stato nel Bel Paese più volte e non sempre il suo giudizio in merito risulta lusinghiero. Non gli piace l’arte, la devozione popolare che ritiene eccessiva. Il tabacco è pessimo, le guide turistiche incomprensibili, i prezzi troppo alti come racconta nel libro In questa Italia che non capisco (Mattioli, 1985).
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Un diario ironico che non fa sconti ai difetti italiani e che pone Mark Twain tra gli ultimi da cui ti aspetteresti del romanticismo.
Ma anni dopo l’arguzia pungente è dimenticata e lo scrittore guarda indietro al 1904. A giugno di quell’anno sceglie la Toscana e Firenze e non è solo: viaggia con la moglie Olivia, Livy, alla ricerca di un clima mite per migliorare le condizioni di salute di lei. Insieme si stabiliscono a Villa di Quarto, nella zona collinare di monte Morello. Hanno bisogno di una residenza comoda, ma appartata.
Insieme visitano monumenti, passeggiano, aspettano una guarigione che non arriva: la cattedrale, la cappella Brancacci, ponte Vecchio, gli Uffizi, la cappella di Ognissanti. A lei piace l’arte. Lui impara perfino l’italiano, a modo suo naturalmente. Sistema una grammatica sotto il cuscino e tenta l’apprendimento per osmosi durante il sonno. Senza successo, ovviamente. Quindi ripiega sulla gente, si fa aiutare.
“I miei aiutanti sono tutti nativi: loro mi parlano in italiano, io rispondo in inglese; io non capisco loro, loro non capiscono me, di conseguenza non si fa nessun danno e tutti sono soddisfatti”. Peggio va con i giornali: li legge senza dizionario, servendosi dell’intuizione, spesso con dubbi risultati. “Prendo la parola del giornale della mattina. Devo usarla finchè è fresca, perché noto che le parole italiane non durano in questo clima. Sbiadiscono verso sera e la mattina dopo sono sparite”.
Fingono una normalità che non esiste. E commuove lo sforzo raccontato nella biografia scritta anni dopo.
Quella di Firenze non è una vacanza come tante altre, è una tregua prima dell’inevitabile. Prima che il dolore travolga ogni cosa. L’ultimo regalo di un uomo complicato, descritto come burbero, alla moglie amatissima. Per lei Mark stipula una tregua con Firenze. E ritaglia un tempo sospeso, qualcosa che non esiste.
Olivia morirà proprio a Villa di Quarto il 5 giugno. E Mark parte per non tornare più: resta la nostalgia che dedica alla città nell’Autobiografia edita da Garzanti nel 2011.
“Lontano, nella valle, Firenze rosa e grigia e bruna, con l’antica enorme cupola della cattedrale dominante nel mezzo, come un pallone frenato. Tutto in giro all’orizzonte una frangia di marosi, le alte colline azzurrine cosparse di innumerevoli ville bianche. Dopo nove mesi di familiarità con questo panorama, io penso ancora, come al principio, che questa è l’immagine più bella del pianeta, la più incantevole a guardarsi.”
Mark Twain
