Speciale Natale a cura di Enrico Redaelli
Quando inizia l’ultimo mese dell’anno, si iniziano a sentire da lontano gli strepiti di coloro che si accingono agli acquisti di Natale.
Quest’anno… Boh!
Se, di solito, a settembre iniziavano a comparire timidamente sugli scaffali dei supermercati i primi panettoni (ricordo un’inquietante marca “Cellophane”), quest’anno ho visto solo a novembre (nei miei punti vendita di riferimento, ndr) le prime avvisaglie di dolciumi natalizi.
Non dico che la corsa al consumismo non sia bella e pronta ma… Non sento quell’atmosfera finta ed ipocrita che di solito era fortemente presente negli anni scorsi. Sì, certo, stanno apparendo le prime luminarie. Qualcuna è carina, qualcuna invece è molto cheap. Di solito sono loro a connotare l’atmosfera. Invece quest’anno anche loro… Boh.
Da ragazzini, incontrare nonni e nonne, zii e zie, cugini e cugine era un must piacevole, unitamente a scorpacciate pantagrueliche che è inutile descrivere anche se come cucinavano le nonne non ha più cucinato nessuno.
Adesso siamo molto più adulti.
Il conforto delle nonne non c’è più. Cugine e cugini sono più grandi; sono cambiati (In meglio? In peggio?); hanno la loro vita che ha il suo centro sempre più lontano dai tempi dell’adolescenza.
Si fanno cene con i rimasugli di famiglia, anche se si tratta di riunioni un po’ finte, che si vorrebbe durassero in un lampo. Perché in realtà la famiglia è costituita da quel ristretto numero di amici sparsi qua e là.
Anche loro, però, hanno i loro tributi di parentela da pagare. Avranno alle spalle famiglie meno disfunzionali? O la loro normalità è una semplice apparenza? Si sa, ad ogni vacanza di Natale ricorre sempre la pantomima di promettersi di combinare qualcosa. Promessa che alla fine viene sempre disattesa.
Cosa rimane quindi?
Occorre dunque non crearsi grosse aspettative su quello che accadrà in quei quindici giorni. Quello che capiterà, avrà il peso specifico dell’oro colato.
Non resta che provvedere a leccarsi le ferite dei primi mesi della stagione e a fare una cosa che può sembrare ovvia.
Voler bene a se stessi per imparare a stare MEGLIO con se stessi.
Può sembrare un invito a chiudersi dentro e invece no. E’ un passaggio obbligato per poter navigare in mezzo agli altri senza subire troppi contraccolpi.
Il tutto con la compagnia di un libro. Poco importa se scelto, consigliato o regalato.
