Antonella Gonella, per Comfort Book legge e recensisce un vero detection club: La prima indagine delle regine del giallo di Marie Benedict.
Nei ruggenti anni ’30 del secolo scorso a Londra si riunisce un circolo speciale: il Detection Club. Per farne parte bisogna avere talento per il crimine, rispettare regole precise e siglare un patto. Soprattutto è indispensabile saper scrivere bene. Immaginate le migliori penne della letteratura poliziesca riunite in una stanza: gente come Dorothy Sayers, Gilbert Keith Chesterton, Lord Gorell (e, sì, c’era anche Agatha Christie).
Marie Benedict, avvocato e scrittrice, da sempre nota per la narrativa storica, crea un mistery per far rivivere quei giorni fantastici. E il sogno di ogni lettore. Si intitola La prima indagine delle regine del giallo, edito nel 2025 da Newton Compton: racconta il sogno di un gruppo di scrittori che uniscono le forze per affrontare la critica letteraria. In una simile compagnia i buoni propositi finiscono per convivere con un po’ di sana competizione. Come con una certa discriminazione di genere. Insomma, cosa succederebbe, si chiede l’autrice, se i membri del club decidessero di limitare il numero delle donne? Non la passerebbero liscia, stando al caratterino delle interessate.
La trama
Così immagina Agatha Christie, reduce dal divorzio dal primo marito e dallo scandalo della sua misteriosa scomparsa, e Dorothy Sayers (autrice dell’affascinante detective dal sangue blu, Lord Peter Wimsey) intente ad organizzare contromisure. Ovvero a far entrare nel Detection Club altre tre grandi signore del genere: Emma Orczy, nota per aver creato la serie della Primula Rossa, Ngaio Marsh ideatrice dell’ispettore Alleyn e Margery Allingham, autrice del detective Albert Campion. E qui viene il difficile. Entrare nel club è un conto, ma come fare per guadagnare la stima dei colleghi? Risolvendo un omicidio vero, naturalmente. Il che le porta da Londra oltre Manica, a Boulogne, sulle tracce di un’infermiera inglese uccisa. E in un mare di guai. Cui sapranno tenere testa da par loro.
Ne esce un romanzo gradevolissimo, grazie ad una buona dose di solidarietà femminile e tanta arguzia. Le detective improvvisate e in incognito sono proprio come le immaginiamo: astute, tenaci e coraggiose. Raccolgono indizi, ragionano e, soprattutto, raccontano molto di sé e della società dell’epoca. Ma anche delle tante sfide che affrontano ogni giorno per affermare il loro indiscusso talento. Presto le rivendicazioni di genere passano in secondo piano, rispetto alle indagini. All’insegna dell’adagio “Nessuno è quello che sembra”, le regine del giallo si godono l’evasione dalla quotidianità. E i lettori con loro.
L’avventura più bella
Ma l’avventura più bella di tutte resta quella reale. Perché nel Detection Club, nato per dare il giusto risalto ad un genere a torto sottovalutato dalla critica, si richiede spirito di collaborazione e sostegno reciproco. E, no, per farne parte non bisogna uccidere qualcuno. Ma scrivere, sì. Così per mettere in pratica gli obiettivi e finanziarsi, i soci realizzano libri a più mani. Il più celebre è La strana morte dell’ammiraglio (in uscita per Giunti proprio nel 2026), giallo creato dalla collaborazione di molti. Ciascuno scrive un capitolo senza sapere come gli altri proseguiranno. Ora, è facile pensare a questi grandi della letteratura internazionale, intenti a dare il meglio di sé. Perché la collaborazione non esclude un pizzico di rivalità: in fondo siamo pur sempre di fronte ad alcuni dei più celebri narratori di tutti i tempi e a personalità eccezionali. Di sicuro c’è che devono essersi diverti. E parecchio anche. Come le regine del giallo di Marie Benedict. Anche loro in fondo rispondono al motto del Club (ideato tra l’altro proprio da Dorothy Sayers):
“Giuro che i miei detective indagheranno sui crimini e delitti che si trovano davanti unicamente grazie all’ingegno che ho loro conferito, e non permetterò che facciano affidamento a magie, trucchi, superstizioni, apparizioni, volontà superiori, inganni o interventi divini. I detective risolveranno i casi attenendosi alle regole del genere”.

