Terzo appuntamento con lo speciale dedicato a Jo Nesbo curato dal giornalista e scrittore Roberto Pegorini.

Può esistere Jo Nesbo senza Harry Hole?
Più che una domanda, un vero dilemma, perché, in effetti, lo scrittore norvegese ha dato vita ad altri personaggi intervallandoli alla fortunata saga dell’ispettore più geniale del mondo crime scandinavo. Il problema, però, è capire se anche gli altri romanzi possono essere considerati, o meno, all’altezza di quelli che hanno letteralmente creato la Harryholemania.

Riascolta le puntate precedenti dello speciale

Jo Nesbo oltre Harry Hole

Prima di provare a rispondere a questo quesito, è necessario, però, aprire una piccola parentesi. Non tutti sanno che Nesbo ha scritto anche una collana di libri per ragazzi. Proprio così. Dal 2009 al 2013 Salani ha pubblicato in Italia quattro romanzi che hanno per protagonista il dottor Protton, uno scienziato un po’ pazzo alla ricerca dell’invenzione del secolo. Oddio, magari non sarà proprio del secolo, ma sicuramente originale lo sono. Basti pensare che la sua prima scoperta è la superpolvere per petonauti, appunto una polvere che fa fare puzzette così potenti che rompono i pantaloni del malcapitati e li lancia in aria, fino a raggiungere i rami degli alberi. Capirete bene che si tratta di storie che non hanno nulla a che fare con i serial killer con cui si vede costretto a combattere Harry Hole, ma tant’è per confermare la poliedricità di Nesbo.

Tornando invece ai libri crime che lo scrittore norvegese ha pubblicato per smarcarsi dalla sua fortunata saga, il primo che troviamo in Italia risale al 2013 con il titolo “Il cacciatore di teste”, edito da Einaudi. Si tratta di un romanzo, in realtà datato 2008, ripreso proprio sull’onda lunga del successo ottenuto  da Nesbo con il suo Harry Hole. Poco meno di 300 pagine in cui Roger Brown, come dice il titolo del romanzo cacciatore di teste di successo, in realtà è un ladro di opere d’arte. La seconda, diciamo così, “professione” gli serve per mantenere l’elevato tenore di vita di Diana, una stupenda moglie che sta con lui, bassino e bruttino. I colpi di scena sono continui, l’azione non manca affatto e anche la suspense ha ritmo.
Tuttavia, anche se scritto davvero bene, l’ombra lunga di Harry Hole pesa troppo e non riesce a tenere botta. Fosse stato pubblicato con uno pseudonimo, probabilmente avrebbe tenuto botta maggiore. 

L’anno successivo Nesbo, testardo com’è, ci riprova. Lascia ancora in naftalina il suo investigatore più amato e propone “Il confessore” (sempre Einaudi). E qui, si deve ammettere che se non fa centro, la freccia sfiora di pochi centimetri il bersaglio grosso. Perché anche in questo caso stravolge la regola del protagonista buono e propone un nuovo personaggio negativo; solo che negativo lo è in apparenza. Già, perché il trentenne tossicodipendente Sonny Lofthus, in carcere da otto per duplice omicidio, in realtà è innocente, solamente che non gli interessa nulla dimostrarlo, segnato com’è dal suicidio del padre poliziotto. Quando però viene a sapere da un detenuto che suo padre in realtà, è stato ucciso, ecco che scatta qualcosa in lui e decide di volere la sua vendetta.
E qui, esce davvero l’anima bella e dannata di Harry Hole. Sonny ha il fascino di un cattivo che ha il cuore buono e il lettore inizia a intravedere un qualcosa del Nesbo che non solo lo imprigiona alle pagine, ma lo costringe a fare un patto di fiducia con il protagonista della storia. 

L’idea ha talmente ottenuto riscontro positivo, che lo scrittore norvegese ha proseguito a tenere sulla graticola i suoi lettori. E così per altri due anni nessuna notizia di Harry Hole, bensì doppio spazio a Olev, pusher ed esattore di crediti fallito, costretto a fare il killer per sbarcare il lunario.
Nel 2015 esce “Sangue e neve” e l’anno successivo “Sole di mezzanotte”. Anche in questo caso Nesbo disegna un protagonista che dovrebbe essere cinico, ma in realtà è uno sfigato, un arruffone e, a tratti, un malinconico. Insomma, pure qui alcuni tratti che ricordano Harry Hole si trovano. Però, a differenza de “Il confessore”, raggiunge la testa del lettore, ma non il cuore. Insomma Sonny batte Olev e anche Nesbo se ne accorge, tant’è che nel 2017 tacitamente chiede scusa ai suoi fan e regala a loro “Sete”, undicesima avventura dell’ispettore Hole. E, diciamocelo, era ora.

Però è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare e in “Sole di mezzanotte” se la storia non va oltre il sette e mezzo, un dieci pieno lo prende l’ambientazione. Il paesino sperduto nell’estremo nord della Norvegia, dove Olev si va a rifugiare per sfuggire alla morte che lo insegue per un contratto non rispettato nel precedente “Sangue e neve”, è raccontato in maniera esemplare. Vien voglia di indossare vestiti termici, buttare un ricambio nello zaino e prendere il primo aereo per la Scandinavia estrema. Perché Nesbo, quando ci si mette a descrivere paesaggi, con i tasti del computer non scrive. Pennella.

Macbeth

Chiusa questa parentesi, torniamo al viaggio letterario del nostro autore. Capo cosparso di cenere e anima e corpo solo per Harry Hole?
Non proprio, direi. Nesbo, insieme ad altri scrittori di fama mondiale, viene coinvolto in un progetto editoriale voluto dalla Hogarth Press di Londra.

Si tratta di un omaggio a William Shakespeare per i 400 anni dalla sua scomparsa, in cui le sue opere tornano al centro dell’attenzione, anche se rivisitate. Ed ecco che nel 2018 (due anni di ritardo, in realtà. Il drammaturgo morì nel 1616) esce la sua versione di “Macbeth”. E cosa succede se metti insieme una storia meravigliosa e la fai riscrivere in chiave moderna dal re del crime? Semplice: una genialata a tutto tondo. 

Già, perché quando leggi non ti domandi se Macbeth regge il confronto con Harry Hole, semplicemente perché è lui, trasportato in una realtà shakespeariana. Solamente che il lato oscuro, che Harry riesce sempre a domare con un colpo di coda, questa volta uscirà allo scoperto. Cambia lo scenario, si passa dai paesaggi imbiancati di neve a una città cupa e grigia ove regna la corruzione, ma il protagonista del romanzo ha notevoli similitudini con il nostro ispettore. Innanzitutto anche Macbeth ha una dipendenza, non da alcol, ma da droga. E poi sono entrambi dei poliziotti. E, cosa da non trascurare, per quanto sia capace delle più incredibili nefandezze, ti affezioni e tifi per lui. Perché, in fondo, è anche lui vittima del sistema, con un passato terribile e, guarda caso, il cuore infranto.

Un’ultima chicca prima di chiudere anche questa terza parte dedicata a Jo Nesbo. Lo scrittore norvegese lo potete trovare anche in una raccolta di racconti intitolata “Stesso sangue”, insieme a Joe Lansdale, Marcello Fois e la coppia formata da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.
Il suo è “Stesso siero”.
Leggetelo, sono solo ventisei pagine, ma mi ringrazierete.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.