Oggi 25 aprile, ho scelto 5 donne chiave della Resistenza Partigiana e 5 libri che parlano di esse. Ecco quali sono.
Nel cuore della lotta per la libertà italiana, ci sono state centinaia di donne della resistenza che hanno sfidato il regime fascista con coraggio, ingegno e determinazione. Oggi, 25 aprile non voglio parlarti degli alleati e delle loro sfilate in festa, né delle polemiche sui divieti che stanno serpeggiando lungo tutto il Paese. In questo articolo voglio ricordare cinque protagoniste della Resistenza italiana e cinque libri che ci aiutano a capire meglio chi sono state e cosa hanno fatto. Donne che ci ricordano il vero senso della Resistenza.
Irma Bandiera (1915–1944)
Conosciuta come Mimma, è stata staffetta partigiana dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) a Bologna. Trasportava armi, messaggi e informazioni tra i gruppi di partigiani. Fu catturata dai fascisti nell’agosto del 1944. Nonostante le torture brutali, non rivelò nulla e venne uccisa con un colpo alla testa. Il suo corpo fu lasciato esposto come monito. Divenne un simbolo della Resistenza bolognese.
Benedetta Tobagi ce ne parla nel suo “La Resistenza delle donne”, un libro di storie, di traiettorie esistenziali, di tragedie, di speranze e rinascite, di vite.
Viva l’Italia, viva la libertà!
Tina Anselmi (1927–2016)
Entrò nella Resistenza dopo aver assistito a una fucilazione pubblica nazista. Divenne staffetta per la brigata autonoma “Tommaso Padoin”. Dopo la guerra, Diventò insegnante, poi politica. Fu la prima donna a ricoprire la carica di ministra in Italia (Ministra del Lavoro, 1976). È famosa anche per aver presieduto la Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2.
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.”
Lidia Menapace (1924–2020)
Partigiana in Alto Adige come staffetta. Il suo compito era trasportare informazioni e mantenere i contatti tra le brigate, un lavoro rischiosissimo. Dopo la guerra fu docente universitaria, femminista e senatrice.
Attivista pacifista e molto attiva anche nella politica contemporanea. Ha scritto diversi libri, tra cui Io, partigiana. La mia resistenza, che racconta la sua esperienza nella Resistenza in chiave anche politica e filosofica.
La mia Resistenza non è mai finita
Teresa Vergalli (1927)
Nota con il nome da battaglia Anita, fu una delle più giovani staffette partigiane nella zona di Parma. Collaborò con i comunisti, svolgendo ruoli di collegamento e supporto logistico alle brigate partigiane.
Dopo la guerra fu insegnante, scrittrice, attivista politica. Ha raccontato le sue memorie nel libro Storie di una staffetta partigiana, in cui emerge la figura femminile come cuore della Resistenza quotidiana.
Avevo 16 anni e la voglia di cambiare il mondo.
Virgilia D’Andrea (1888–1933)
Non fu partigiana nel senso classico (morì prima della Seconda guerra mondiale), ma fu una delle più importanti intellettuali antifasciste degli anni ’20 e ’30. Socialista, antimilitarista e femminista, lottò per la libertà di pensiero e la giustizia sociale, esiliata a lungo in Francia e negli USA.
Attraverso la poesia e gli scritti, incoraggiò l’opposizione al regime fascista. È considerata una “madre spirituale” della Resistenza.
La mia patria è il mondo, la mia famiglia l’umanità.
Queste donne non solo hanno combattuto per la libertà del nostro Paese, ma hanno anche tracciato strade nuove nella politica, nella cultura e nei diritti civili. La loro memoria è un patrimonio prezioso, soprattutto in tempi in cui il valore della democrazia va riaffermato ogni giorno.

Brava, Ladra del Covo! La memoria è preziosa
Grazie Angela! Oggi più che mai!