Tra misteri e umane debolezze il valzer di Tullio Avoledo consola un mondo nuovo e al tempo stesso vecchissimo
Disturbante, ma in modo buono. E’ l’ Ultimo valzer di una ragazza per bene che, con un Tullio Avoledo in grande forma, inaugura il 2026 di Neri Pozza e le celebrazioni per gli ottant’anni dalla fondazione della casa editrice. Protagonista l’avvocato Vittorio Contrada, Controvento per gli amici, coinvolto in un’indagine che anticipa temi di cronaca, costringe a interrogativi scomodi, suggerisce risposte.
Nessun cadavere, in senso stretto. A morire di capitolo in capitolo è piuttosto la società contemporanea, preda di un’inarrestabile corsa verso il degrado. Mistero, intrigo, denuncia sociale, criptovalute e reati ambientali: dentro c’è tutto l’Avoledo degli esordi che indaga con mano impietosa l’animo umano e le sue debolezze, con uno sguardo velato da un misto di nostalgica tenerezza. Impossibile non leggere i riferimenti all’attualità: gli scrittori spesso sentono prima degli altri i cambiamenti sociali, presagiscono emergenze che ancora non sono tali. Questione di istinto. O talento, se preferite. Avoledo ne è ben provvisto. E, in oltre 400 pagine, intreccia la trama principale alle storie dei singoli personaggi. Guarda ai conflitti generazionali e alle barriere che il tempo sembra alzare tra le persone. Nel caso della madre di Controvento è la malattia, l’Alzheimer, ad alterare i rapporti. Altra storia è quella di Ada, la ragazza per bene minacciata da misteriosi stalker, che l’avvocato investigatore deve difendere dal mondo a da sé stessa. Questa ventenne che attraversa un residuo di adolescenza porta con sé domande e temi che tengono banco nella cronaca contemporanea. E offre speranza a milioni di genitori alle prese con la preoccupazione per i figli adolescenti troppo spesso vulnerabili di fronte ai rischi di una società pericolosamente fondata sull’idea di perfezione, ricchezza, successo a tutti i costi. Moderna barricadera, decisa a vendicare le ingiustizie del mondo con commovente determinazione, Ada non è né ingenua, né cinica. Diversa, piuttosto. Forte e fragilissima insieme, naviga le impervie vie della rete informatica, tra ambiguità e trappole di un mondo nuovo e vecchissimo al tempo stesso. Sullo sfondo sfilano Milano, Budapest, Venezia, il mare d’inverno della Sardegna lontana dalle rotte turistiche.
Di sua madre, un amore giovanile di Controvento che torna con struggente nostalgia, dice: “Sono figlia di una che da ragazza aveva belle idee. Grandi idee. Una che voleva cambiare il mondo”. E che finisce sposata ad un imprenditore green di grande successo e dubbia etica. Nasci incendiario, muori pompiere, dice la saggezza popolare. Ada invece è la speranza nel futuro, “un ponte sul fiume di rimpianti della vita”, “una divinità preistorica travestita da ragazzina che riconquisterà il mondo”.
Come in ogni giallo che si rispetti, anche in questo esistono certezze confortevoli per chi legge. Oltre a Controvento, tornano le vecchie conoscenze del primo libro della serie (Come si uccide un gentiluomo, Neri Pozza, 2025): la socia Gloria Almariva, la segretaria Cristina. E poi Andrea Benati, detto Ciuffo, l’investigatore un po’ ruvido e dal passato non troppo limpido, che però non molla mai. Sono i componenti di una famiglia di elezione che sostituisce quella naturale, dove i rapporti professionali evolvono in vincoli di amicizia.
E il valzer? Che c’entra, direte voi? C’entra, c’entra. Per dirla con Avoledo: “La vita è una danza… Una danza può essere sfrenata come un mambo. Elegante come un valzer viennese. O triste come un tango in una balera poco prima dell’alba, poco prima del fischio di un treno”. L’importante è ballarla.

