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Quattro presunti familiari, Daniele Mencarelli – Le recensioni di Annelies

DiI libri di Annelies

Mar 24, 2026

Annelies ha letto e recensito il libro “Quattro presunti familiari” di Daniele Mencarelli, Sellerio Editore

Con “Quattro presunti familiari, pubblicato il 13 gennaio 2026 da Sellerio Editore, Daniele Mencarelli entra per la prima volta nel territorio del giallo. Poeta e narratore tra le voci più riconoscibili della narrativa italiana contemporanea, Mencarelli è noto soprattutto per la trilogia di matrice autobiografica composta da “La casa degli sguardi”, “Tutto chiede salvezza” e “Sempre tornare”, in cui la voce narrante coincide con quella di Daniele, un giovane tormentato alle prese con dipendenza, disagio psichico e ricerca di senso. Tra gli altri suoi romanzi pubblicati con Mondadori figurano anche “Fame d’aria e Brucia l’origine”.

“O si è morti o si è vivi. Non c’è via di mezzo. Non c’è niente di meno presunto della morte. La legge tenta di mettere pezze ai destini più infami con parole che fanno ridere, o piangere, a seconda dei punti di vita.”

Quattro presunti familiari”, iniziato a scrivere sette anni fa, ma pubblicato solo a gennaio 2026, rappresenta invece il suo esordio nel territorio del giallo, con evidenti sfumature noir. Tuttavia, fin dalle prime pagine è chiaro che Mencarelli non è interessato tanto alla costruzione di un’indagine classica quanto all’esplorazione psicologica dei personaggi.

La voce narrante è quella di Emanuele Circosta, giovane appuntato dei Carabinieri in servizio presso la caserma di Latina. Il suo punto di vista domina l’intero romanzo ed è profondamente introspettivo.

Due parole sulla trama

“Ma un altro pensiero sormontò tutti gli altri, istantaneamente i quattro presunti familiari della vittima mi apparvero come mostri. Mostri che speravano con tutta l’anima che quel corpo fosse proprio del loro caro. Nessuno di loro, almeno con me, si era lasciato andare per un istante alla speranza contraria: che quel corpo, ringraziando Iddio, non fosse del loro familiare scomparso, e che quel familiare, anziché morto, fosse magari ancora vivo, magari felice in un posto lontano o vicinissimo.”

La vicenda prende avvio dal ritrovamento di alcuni resti umani nei dintorni della città. Le prime analisi rivelano che appartengono a una donna e risalgono a più di vent’anni prima. La datazione consente di restringere il campo a tre denunce di scomparsa avvenute nella stessa zona in quel periodo. Per l’identificazione tramite DNA vengono quindi convocati in caserma quattro possibili familiari: una coppia di genitori che da anni non ha più notizie della figlia, un ragazzo che ha perso le tracce della madre e una donna che da tempo cerca la sorella.

La trama segue quindi uno schema riconoscibile del giallo classico, destinato a trovare una risoluzione finale. Tuttavia, l’indagine resta spesso sullo sfondo: ciò che interessa davvero all’autore è il tempo dell’attesa. I quattro “presunti familiari” devono aspettare il risultato del DNA. In questa sospensione si sviluppa il vero cuore del romanzo.

Parallelamente alla trama principale si muove la vicenda personale di Circosta, un carabiniere trentaduenne sospeso tra aspirazione al bene e inclinazione all’errore. Nella sua vita esistono due figure opposte: il maresciallo Damasco, presenza quasi paterna, simbolo di integrità morale, e Liberati, collega ambiguo e corrotto che si muove ai margini della legalità. Circosta oscilla continuamente tra questi due modelli, combattuto tra il desiderio di non deludere il maresciallo e la tentazione di seguire la strada più facile indicata dal collega.

Lo stesso protagonista si definisce con lucidità crudele:

“Questo ero io, un mediocre. Uno né buono né cattivo, che vive il momento agendo per istinto o stupidità…”

Questa dimensione morale è centrale nel romanzo. I personaggi di Mencarelli abitano una zona grigia: non sono né eroi né colpevoli assoluti, ma esseri umani fragili, spesso segnati da ferite psicologiche. Anche i quattro familiari convocati a Latina portano con sé un peso interiore: l’attesa della verità ha logorato le loro vite, trasformandosi ora in speranza, ora in ossessione.

Il romanzo nasce da una riflessione sulla cronaca italiana: ogni giorno nel paese scompaiono circa ottanta persone e molte di loro non vengono mai ritrovate. Da questa realtà nasce una delle domande più potenti del libro: come si vive accanto a un fantasma? Quando una persona sparisce, è meglio sperare che sia morta o che sia viva da qualche parte nel mondo?

Stile e ritmo narrativo

“Tra noi carabinieri l’odio verso la giustizia era un sentimento a volte pericoloso, incontenibile. Il maresciallo a riposo Consili a un magistrato che aveva concesso i domiciliari a un molestatore fece dar fuoco alla sua macchina”

Dal punto di vista stilistico, la prosa di Mencarelli conserva molti tratti della sua formazione poetica. La lingua è asciutta, precisa, estremamente controllata, ma allo stesso tempo carica di densità emotiva. Non è una scrittura ornamentale: punta piuttosto alla nitidezza delle immagini e delle sensazioni interiori.

La precisione lessicale emerge con particolare potenza. Le frasi spesso brevi e scandite da pause nette, creano un ritmo fatto di illuminazioni improvvise.

La narrazione entra continuamente nella coscienza dei personaggi, soprattutto in quella di Circosta, mettendo in scena senso di colpa, inadeguatezza e smarrimento.

Come in molte opere dell’autore, la lingua sembra guidata da una domanda morale: cosa significa essere colpevoli? Quanto siamo responsabili della vita degli altri?

Anche il ritmo riflette questa impostazione. Non è quello serrato del thriller tradizionale, ma un ritmo lento, denso e quasi claustrofobico. La suspense nasce più dalla psicologia che dall’azione, e la storia procede per accumulo di dettagli interiori: ricordi, frustrazioni, ossessioni.

Per questo motivo “Quattro presunti familiari” può essere definito un giallo anomalo. L’indagine esiste, ma non è il vero centro della narrazione. Al cuore del romanzo restano l’attesa, il dubbio e la fragilità degli esseri umani che gravitano attorno al mistero.

Nel complesso, Quattro presunti familiari è un romanzo più vicino alla narrativa psicologica e d’atmosfera che al giallo puro. La qualità della scrittura e il controllo del ritmo confermano la maturità di Mencarelli, ma richiedono al lettore pazienza e disponibilità a entrare nei tempi interiori dei personaggi. Consiglio il romanzo a chi ama i gialli introspettivi e insoliti, in cui il mistero diventa soprattutto uno strumento per interrogare la coscienza umana.

Due parole sull’autore

Daniele Mencarelli (Roma, 1974) è uno scrittore e poeta italiano. Dopo gli esordi in poesia, si è affermato come narratore negli ultimi anni con romanzi che intrecciano esperienze autobiografiche, riflessione esistenziale e attenzione per le fragilità umane. Il grande successo è arrivato con “Tutto chiede salvezza”, con cui ha vinto il Premio Strega Giovani nel 2020, da cui è stata tratta anche una serie televisiva. Nelle sue opere Mencarelli esplora spesso temi come il dolore, la ricerca di senso e la possibilità di riscatto, con uno stile diretto e intenso.

“La controindicazione delle passeggiate in solitaria è la malinconia, se non stai attento ci finisci dentro, basta uno sguardo all’infelicità propria, o alla felicità altrui.”

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