Domenica in una cittadina di 55 mila abitanti nel cuore dell’Oromia, a Wolisso.

Wolisso, South West Shoa, Oromia, Etiopia
24/3/2019

Fino a poco tempo fa, le mie domeniche milanesi erano caratterizzate da una routine fatta di passeggiate al parco, visite a musei, giri in tram e concerti di musica classica, con i soliti rumori di sottofondo di una città che non dorme mai e che almeno la domenica si sveglia tardi… .
Qui a Wolisso, a ben altre latitudini, in una cittadina di 55mila abitanti nel cuore dell’Oromia, i rumori di sottofondo (o l’assenza di rumore), i colori, la routine della domenica sono ben altri e lo scorrere del tempo di conseguenza è connotato da ritmi molto diversi.

La prima differenza è dovuta all’assenza di tapparelle alle finestre che mi obbligano ad una sveglia che in sostanza è la stessa di quella dei giorni feriali, subito dopo il richiamo dei pastori delle chiese di diversa estrazione attorno alla guesthouse che richiamano con le loro urla i fedeli ai loro doveri domenicali (è cominciato il digiuno che precede la Pasqua ortodossa che cade una settimana dopo la nostra) che cerco di contrastare con un po’ di musica classica e qualche lettura, prima di recarmi alla gran sala dedicata a Don Luigi dove solitamente si tengono le sessioni di formazione previste dai progetti.

Sorveglianza epidemiologica

Oggi si chiude un training dedicato agli operatori dei centri sanitari dei nostri quattro distretti di competenza preposti alla sorveglianza epidemiologica: vere e proprie “antenne” disposte sul campo per raccogliere ogni caso sospetto di malattie infettive che da queste parti sono ancora terribilmente serie: dalle febbri emorragiche al colera, dal morbillo alla malaria, fino al teteno infantile, la poliomelite, la meningite e via dicendo. Un elenco terribile di possibili casistiche che devono essere sempre tenute sotto stretta vigilanza, sebbene per fortuna l’Etiopia abbia fatto negli ultimi anni notevoli passi avanti in tal senso. Alla chiusura delle tre giornate previste, scambio due parole con l’epidemiologo formatore prima di chiudere finalmente un’altra settimana. Purtroppo è saltata la connessione e non posso avere aggiornamenti da casa, le ore della malinconia domenicale serale sono sempre le più difficili e non essendo dotato di teletrasporto non posso nemmeno concedermi il solito giro in tram milanese e qualche concerto rilassante. 

D’altro canto l’assenza di contatti è forse benefica a volte, per quanto siamo ormai dipendenti da app e Facebook e consente di dirottare il pensiero su altro e di concentrare lo sguardo sui colori del tramonto africano serale… . Davanti all’ufficio mentre scrivo queste righe, le donne in attesa di partorire svolgono le faccende “domestiche”: chiacchierano e fanno il bucato aiutate da giovanissime bambine che dalla più tenera età sono già in grado di dare una mano. I vestiti colorati, gli sguardi come al solito stupiti nel trovarsi di fronte il faranji completano il quadro di quest’ultimo giorno di marzo in terra etiope. 

Alessandro Greblo (Capo Progetto Salute Pubblica, Wolisso)

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