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Serial Detective – Ladri di notte – puntata 6

In Ladri di notte, di seriale, non ci sono solo i killer, ma anche i detective. E hanno fatto la storia di un genere!

La serialità sembra piacere non solo ai Serial killer! La storia di questo genere è costellata da personaggi seriali di tutto rispetto, spesso diventati iconici del genere, e in grado di mandare in tilt milioni di lettori. E visto che nel nostro ripercorre la storie del giallo siamo arrivati alle soglie del XX secolo, divertiamoci un po’ e andiamo a caccia di questi personaggi seriali che hanno fatto la storia di un genere!

Ascolta la puntata

Celluline grigie e tazze di te

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Agatha Mary Clarissa Miller è da poco diventata mamma di Rosalind e quasi per gioco – in realtà per una scommessa con la sorella – si è messa a scrivere una storia un po’ assurda in cui una signora di alto lignaggio viene assassinata nella sua tenuta e un ufficiale dell’esercito suo ospite chiama un ometto basso e dai modi bizzarri che lo aiuti a scoprire le cause di quella morte.
Siamo nel 1920, l’ufficiale è il Capitano Hasting, la tenuta è Stiles Court e l’ometto bizzarro è Hercule Poirot.
Il successo di questo personaggio arriva praticamente subito. Senza mezzi termini. I lettori se ne innamorano subito, ma il vero amore è per questa donna che ha saputo, da una semplice passione, far nascere un vero e proprio mito del nuovo secolo.

Con Poirot c’è tutto: lo spaccato di un mondo a cavallo delle due guerre e nell’immediato secondo dopoguerra; c’è la necessità, in ogni pagina, di dimostrare l’infallibilità della logica umana di fronte al caos generato dal delitto, da chi viola le leggi, da chi commette un reato; c’è tutta l’umanità di un uomo che, pur celandosi dietro alle sue infallibili “celluline grigie”, comprende l’essere umano sino in profondità e, se necessario, sa anche perdonarlo.
E, infine, c’è l’arco di vita di un uomo che, caso dopo caso, romanzo dopo romanzo, vede il proprio astro spegnersi e deve fare I conti con la vecchiaia. E sì, con tutto questo, ci sono anche casi eccezionali, delitti sventati a colpi di logica e deduzione come solo Shelrlock aveva fatto prima di Ercule. Non è infatti un mistero che la zia Agatha si sia ispirata proprio a Conan Doyle per creare il suo personaggio.

Ma dobbiamo dire che Poirot non è l’unico personaggio seriale della Christie!

Daily Herald Archive at the National Media Museum. Dame Agatha Christie (1890-1976) was a popular writer of crime novels, short stories and plays. He most popular fictional characters were the detectives Hercule Poirot and Miss Jane Marple. He books have sold around 4 billion copies and have been translated into over 100 languages. This image shows Christie realising a life-long dream of visiting Greece. This photograph has been selected from the Daily Herald Archive, a collection of over three million photographs.

Anziana, impicciona, ficcanaso e tremendamente saggia, di quella saggezza che solo la vita, e la conoscenza delle umane passioni, può regalare. Sto parlando di Miss Marple, con I suoi modi da gentildonna della campagna inglese e I suoi occhietti azzurri che non si fanno sfuggire nulla. Altro piano, rispetto a Poirot, altro spaccato di vita. Jane Marlpe ci fa assaggiare I bei vecchi tempi andati, fatti di piccole routine di vita quotidiana, di lavori a maglia e te delle cinque, di chiacchiere tra vicini di casa e di ore trascorse a curare impeccabili giardini. Anche in questa apparente tranquillità, la Christie ci ficca dentro il morto, o una lettera minatoria, o la minaccia di un imminente delitto. St. Mary Mead diventa il principale teatro di queste indagini “casalinghe”, ma anche Marple gira il mondo come il suo collega. Solo che lo fa da… turista! Agatha Christie riduce al quotidiano lo straordinario e il delittuoso e ci insegna che, con una buona dose di pazienza, curiosità e capacità di ascolto, anche un comune cittadino ha gli strumenti per rimettere le cose a posto. L’importante è ascoltare, mettersi da parte e osservare

Se Style Court, il primo romanzo della Christie è del 1920, è del 1925 la nascita di un nuovo personaggio seriale che, ancora più di zia Agatha, ha ribaltato un bel po’ di cliché. Primo tra tutti la nazionalità del protagonista. Vi dice qualcosa il nome di Charlie Chan e Earl Derr Biggers?

Charlie Chan & lo straniero

Charlie Chan è un ispettore, è un poliziotto, è basso e non esattamente agile, ma la sua arguzia – stimolata da lunghe passeggiate in solitaria – lo porta a sbrigliare casi sempre più complessi che lo portano al di fuori della sua piccola Honolulu, sino a San Francisco e Scotland Yard.
Ma perché abbiamo detto che Charlie Chan modifica i cliché del genere?
Perché sino a qualche tempo prima – in barba al politicamente corretto – I personaggi di nazionalità cinese erano di solito considerati dei cattivissimi. Contrabbandieri, crudeli e diabolici – pensate al dottor Fu Manchu di Sax Rhomer.
Per Earl Derr Bigger, invece, Charlie Chan è cantonese, anche se naturalizzato americano, non perde mai le sue radici e il suo forte accento cinese e sì, è un buono, un onesto e un uomo molto profondo.

Sì perché quello che Biggers costruisce è una serie di 6 romanzi dall’impianto molto contemporaneo, dove l’introspezione psicologica e le ambientazioni sono parte stessa della narrazione. Dove il protagonista si ritrova alle prese con la diffidenza e la discriminazione dei suo stessi colleghi. Con trame rosa che si affiancano all’indagine dove il personaggio risoluto non è il lui della coppia, ma la donna, spesso risoluta e emancipata. Tutte piccole novità, se pensiamo alle stesse trame della Christie o alle trame da action story di Edgar Wallace. Novità, però, in un impianto perfettamente classico, un whodunit perfetto. Anche se alle volte ci sembra che Biggers cerchi di togliersi qualche sassolino nelle scarpe narrando la storia del suo Chan intento a sbrigliare I delitti dei “diavoli bianchi”. Peccato che la sorte ci abbia privato di Biggers troppo presto, mettendo fine alla carriera di Chan.
Chissà sino a dove si sarebbe spinto.

In Cucina con Nero

Da Honolulu, voliamo a New York.
Vi do qualche indizio:

  • è dannatamente goloso;
  • coltiva solo orchidee
  • è un tantino misogino.

Chi ha indovinato?
Il nostro viaggio tra I seriali ci porta esattamente in casa di Nero Wolfe, del suo assistente Archie Goodwin e del suo cuoco Theodore Horstmann.
Nuovo schema, anche se nuovo è da mettere tra virgolette, in cui la mente non esce praticamente da casa e il suo assistente, Goodwin è le gambe e gli occhi dell’indagine. Rex Stout non crea un personaggio a tavolino, ma gli da una vera e propria identità che evolve, si svela e vive romanzo dopo romanzo. E soprattutto manicaretto dopo manicaretto. Tensione e suspense nei suoi romanzi sono stemperati sempre da uno humor che è proprio il suo stile. Trentatré romanzi e trentanove romanzi brevi: ecco il lascito di Rex Stout e del suo Nero Wolf.
Andiamo da titoli come La traccia del serpente – il primo romanzo in cui compare la coppia Wolfe – Goodwin a Too Many CooksAlta cucina.
Nero Wolfe va a caccia delle crepe nelle impalcature costruite dall’assassine e puntualmente le trova, tra interrogatori, indizi insospettabili e deduzioni brillanti.

Tutto qui? Niente affatto. Ora dobbiamo volare in Europa. Ci aspettano due nomi che non scherzano affatto. Qualche idea?

George & il Commissario

Emilio Ronchini - Servizio fotografico di Emilio Ronchini apparso su Epoca n. 378 del 29 dicembre 1957 - http://erewhon.ticonuno.it/arch/2000/storia/simenon/simenon.htm
Lo scrittore belga Georges Simenon nel 1957 a Milano presso il vicolo dei Lavandai nella zona di porta Ticinese.

Gli anni si rincorrono, in questo inizio anni Trenta.
Strani movimento politici nascono e certe ideologie stanno delineando I contorni di un nuovo scenario, forse un nuovo mondo, forse una nuova guerra. È il 1931 quando l’editore Fayard pubblica Monsieur Gallet, décédéSignor Gallet, defunto. Il protagonista è un certo Commissario Maigret e, per la prima volta nella storia del genere – o quasi – ha un modo strano di cercare la vittima.
Maigret, infatti, non indaga sul presunto colpevole, ma indaga sulla vittima, ricostruendo intorno alla stessa la rete di rapporti, conoscenze e relazioni che possono essere state determinanti al compimento del delitto. Decisamente un metodo nuovo, inscenato da un ometto assolutamente ordinario, con una moglie devota ad attenderlo a casa, una vita fatta di piccole routine, che adora fumare la sua pipa, con una discreta casetta in Boulevard Richard-Lenoir 132, nell’undicesimo arrondissement di Parigi. Simenon crea un personaggio che ancora oggi, come Holmes e Ercule, è diventato leggenda.
75 romanzi, 28 racconti, film, telefilm, epigoni e emulatori. E pensare che questo ometto normalissimo e leggendario nasce nel 1929 a bordo dell'”Ostrogoth” tra Delfzijl e Morsang-sur-Seine (e se andate a Delfzijl potete trovarci anche una statua a lui dedicata), mentre scriveva Pietro il Lettone, la prima vera indagine condotta dal commissario.

Ma in quegli stessi anni, oltre confine, un altro autore fa vita a un commissario che non ha nulla da invidiare al Maigret nazionale. La sua sfortuna è quella di nascere in un paese che di lì a poco avrebbe messo al bando il romanzo giallo e di essere nato dalla mano di un autore che al regime fascista stava antipatico. Tanto antipatico da incarceralo come antifascista e farlo fuori, una volta rilasciato, durante I giorni bui della Repubblica di Salò. Sto parlando di Augusto de Angelis e del suo Commissario De Vincenzi.

Un Commissario tutto Italiano

È il 1935 quando scrive la prima indagine del Commissario della Mobile Carlo De Vincenzi. Si intitola Il Banchiere assassinato e come ogni giallo che si rispetti affonda le radici nella Milano bene, nella Milano benestante. Nella stessa Milano che il regime non voleva si toccasse.
Così se per leggere questo romanzo dobbiamo aspettare il 1975 e I tipi della Garzanti e Oreste Del Bono in Mondadori per poter recuperare la sua produzione, nel 1936 riusciamo a leggere solo L’albergo delle tre rose, I cui cattivoni sono stranieri e fedifraghi. Ma il Commissario de Vincenzi è lì, con tutta la sua risolutezza, I modi un po’ burberi, che sono capaci di giocare sul filo della legalità pur di ottenere le informazioni che ricerca, che non molla l’osso fino a ché non ci ha visto chiaro, che scrive tutto sul suo inseparabile taccuino. Il migliore commissario che il giallo italiano abbia mai avuto. Italiano e non solo. 20 romanzi, quasi tutto quello che in 11 anni di scrittura produsse Augusto De Angelis.
Quando leggiamo I suoi romanzi, facciamo fatica a vedere qualcosa in meno del suo coevo Maigret.
E viene quasi da chiedere quanto avrebbe potuto diventare più di quello che è oggi, quasi misconosciuto al di fuori dei confini del genere, se solo I tempi e il paese fossero stati diversi…

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