• Giugno 23, 2026 2:34 pm

Non scrivere di me, Veronica Raimo – I libri di Annelies

DiI libri di Annelies

Giu 23, 2026

Annelies ha letto e recensito per noi “Non scrivere di me” di Veronica Raimo

“Non scrivere di me”, pubblicato da Einaudi a febbraio 2026, è un romanzo cupo e disturbante che racconta la storia di S. e della sua ossessione per Dennis May, attore e regista indie di cui si è innamorata dieci anni prima. È un libro che parla di ossessione e di dipendenza emotiva, fino a sfociare nella violenza.

“Non so quanto sia durato, e non so nominare l’oggetto di quella durata. Tracciare un confine temporale, segnare l’inizio dell’esperienza aiuterebbe a definirla, eppure non so quanto sia passato dal momento in cui sono entrata in quella stanza al momento in cui sono uscita. Non l’ho mai ricostruito in maniera esatta, benché conservi i movimenti, la dinamica. La porta è sempre stata vicina, la porta che non ho aperto.”

La protagonista è una donna di trentacinque anni che lavora come cameriera. L’ultima volta che ha visto Dennis indossava un paio di jeans scuri e una maglia color smeraldo. Ora quegli abiti giacciono nascosti in cantina, come reliquie di una serata che ha segnato un punto di non ritorno nella sua vita.

“Qual è la lingua per raccontare la violenza? Vorrei che ci fosse una lingua neutra, priva di sfumature, una lingua dove non esistono sfumature e metafore. Una parte dove ogni parte del corpo ha un suo nome specifico, ogni azione non ne indica un’altra. Una lingua priva di trasformazione. Priva di interpretazione. Priva di ricompense. Una lingua fredda, inespressiva.”

È un romanzo breve, scritto con naturalezza e senza alcuna retorica, che analizza con lucidità il lento processo attraverso cui la protagonista arriva a riconoscersi come vittima. La scrittura è chirurgica, razionale, completamente priva di enfasi.  S. non si percepisce come una vittima e non comprende davvero cosa sia accaduto quella notte.

“Non odiavo sentirmi vittima, odiavo non sapere cosa significasse esserlo.”

Il libro non si concentra tanto sulla violenza in sé, quanto sulle conseguenze psicologiche e sulla reazione della protagonista. Al centro c’è la sua trasformazione: da studentessa brillante e scrittrice di poesia a una donna intrappolata in un limbo emotivo da cui sembra incapace di uscire.

“È il senso costante di reversibilità a causare il dolore, l’idea che possiamo ancora cambiare le cose.”

La struttura narrativa è frammentaria, costruita attraverso ricordi e continui flashback che influenzano il presente. Se ogni libro è un viaggio, questo è un’immersione nella mente della protagonista.

Scrittura e stile

“Far cadere un vassoio non è quasi mai un atto involontario, un incidente. È un momento premeditato di decompressione. L’unico inconveniente è che i clienti cercano di aiutarti, soprattutto cercano di consolarti, non gli viene proprio in mente un’ipotesi di premeditazione, pensano che stai molto male per quello che hai fatto.

La scrittura è asciutta, nitida, priva di romanticismo e di drammatizzazione. Non ci sono scene costruite per suscitare emozioni facili e proprio questa assenza di enfasi rende il romanzo ancora più disturbante. Non offre consolazione a chi legge.

La prosa si regge su frasi precise e osservazioni minuziose, capaci di alternare ironia e dolore nella stessa pagina. Una leggerezza che non diventa mai davvero comicità, ma serve piuttosto a mostrare quanto la protagonista sia dissociata da ciò che prova. La voce narrante è nervosa, intelligente, spesso amara.

Il ritmo è regolare, ma volutamente inquietante. Fin dalle prime pagine si avverte che qualcosa non torna. I continui flashback restituiscono una forte sensazione di instabilità: passato e presente si sovrappongono, i ricordi riaffiorano senza ordine e il trauma interrompe continuamente la linearità della narrazione. Raimo mostra con chiarezza il funzionamento di una mente traumatizzata.

Non è un romanzo costruito sui colpi di scena. Ciò che è accaduto viene suggerito quasi subito ed è presente persino nella quarta di copertina. Eppure, la prigione psicologica che la protagonista costruisce attorno a sé genera una tensione costante, che cresce pagina dopo pagina.

È un libro intenso e doloroso, ma scritto con grande controllo. La violenza non viene mai spettacolarizzata: l’interesse dell’autrice è rivolto soprattutto alla vergogna, alla dipendenza emotiva e ai meccanismi che regolano una relazione tossica. S. continua a desiderare Dennis anche dopo l’abuso, mostrando una profonda disconnessione da ciò che ha vissuto.

Non ci sono le consuete semplificazioni delle storie sulla violenza: la distinzione netta tra vittima e carnefice viene continuamente messa in discussione. Ho provato un’antipatia istintiva per la protagonista, perché è contraddittoria, ambigua e a tratti frustrante. Ma è proprio questo a renderla così credibile e umana.

È un romanzo consigliato a chi ama le storie psicologiche con una forte voce interiore e una scrittura asciutta, precisa e controllata. Personalmente l’ho trovato molto riuscito: sincero nella sua ambiguità e capace di raccontare il trauma senza trasformarlo in spettacolo. Mi ha colpito soprattutto l’evoluzione della protagonista e il percorso che la porta, lentamente, a riconoscersi come vittima.

“Tutto quello che non ho mai fatto, tutto quello che non sono stata, è tutto quello che sono.”

Due parole sull’autrice

Veronica Raimo, nata a Roma nel 1978, è una scrittrice, una traduttrice e una sceneggiatrice italiana, considerata attualmente una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Il libro che l’ha resa più nota è “Niente di vero”, romanzo ironico e autobiografico sul rapporto con la famiglia, la crescita e l’identità, con cui ha vinto il Premio Strega Giovani e il Premio Viareggio-Rèpaci. Ha lavorato anche nel cinema: insieme a Marco Bellocchio e Stefano Rulli ha scritto la sceneggiatura del film “Bella addormentata”. Il suo stile viene spesso descritto come ironico, tagliente e autobiografico, con una forte attenzione ai rapporti familiari, alle nevrosi e alle contraddizioni contemporanee. Negli ultimi anni è stata molto letta anche all’estero: la traduzione inglese di Niente di vero è stata candidata all’International Booker Prize nel 2024.

“Non sento lacrime, non sento rabbia, non sento il sollievo. Un’impossibilità che sembra sedata, ottusa. Tutto quello che sono dipende da Dennis, è stato il mio alibi per dieci anni: non ho mai terminato la tesi, non arrivo all’orgasmo, faccio la cameriera in un posto di merda.”

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