Gotico o Giallo? Meglio entrambi! – Ladri di notte #2 – podcast

Cosa c’entrano castelli misteriosi, fantasmi vendicativi e demoni irosi, con le detection stories?

Siamo arrivati al 1748 con William Godwin e il suo Caleb Wiliams. Abbiamo parlato di Dickens e Hoffman e ci siamo lasciati affascinare dal misterioso mondo del romanzo gotico. E non è stato un caso. Pensiamo si possa affermare che esista una specie di sorellanza tra il romanzo giallo e il gotico e, in questa puntata, vogliamo scoprire di cosa si tratta. Per farlo, però, la nostra libraia, Mariana “Winch” Marenghi non è sola. Ospite della puntata è Tiziana Prina, fondatrice e anima della casa editrice Le Assassine.
La sua collana “Vintage” parte proprio da qui e ci sta facendo riscoprire tante autrici interessanti.

Ascolta la seconda puntata

Cosa significa Gotico?

Partiamo con tre spunti.
Il primo terminologico, fa derivare il termine gotico dalla popolazione germanica dei Goti, intesi come barbari e, per traslato, unisce il termine al concetto di caos, di paura, di irrazionale.
Il secondo è di carattere architettonico. Il gothic revival che prende piede in questo periodo è una vera e propria rivisitazione di uno stile, di stampo medioevale, molto preciso.
Il terzo termine deriva dalla tematica più propriamente letteraria che lo associa a tutto ciò che è in grado di suscitare pavento e terrore.

Il momento storico

Partiamo dal momento storico. Siamo nel Settecento: un secolo per definizione ricco di avvenimenti e di rivoluzioni che hanno portato alla riorganizzazione dell’intero assetto sociale. Da un lato le classi nobili vedono decadere uno ad uno i propri privilegi. Dall’altro, la classe borghese è favorita dal progresso tecnologico e economico, portando nuove ricchezze. Così, mentre i nobili decadono a favore della nuova classe borghese, è tutto l’assetto sociale a stravolgersi. Anche perché, dalla Rivoluzione Francese a quella Industriale il passo è davvero breve e riesce a sconvolgere l’idea e il modo stesso di vivere il paesaggio e l’ambiente.
Non dimentichiamoci anche l’Illuminismo che porta ad una lettura del mondo, della società e dell’ambiente, che fonda tutto sulle capacità dell’intelletto, lasciando però il fianco scoperto alla paura, costante, dell’ignoto.

Dobbiamo ad Edmund Burke e al suo “Origin of your Ideas of the Sublime and Beautiful” una prima codificazione delle ansie e delle paure verso l’ignoto. A suo avviso, la paura è la fonte del sublime perché solo attraverso di essa si provano emozioni grandiose, che vanno oltre la razionalità. Ci parla di distacco dalla ragione e di paura scatenante che portano il lettore – e lo scrittore – al limite delle terre della razionalità.

Chi è il capostipite del romanzo gotico

Un nome e una data: Orace Walpole e 1774. Sono l’autore e la data di pubblicazione de “Il Castello di Otranto“, primo romanzo interamente gotico che affida tutta la propria trama . Ci sono tutti gli elementi del genere, ma Walpole porta tutta la trama sul filo dell’orrore, superando la stessa paura. E questo non è un dettaglio secondario.
C’è un’altra autrice che sa difendere bene il ruolo ed è Ann Radcliffe. Nel 1794 pubblica forse uno dei suoi migliori romanzi, “I misteri di Udolpho“, che la sancisce come una delle maggiori esponenti del giallo al femminile, ma che sa coniugare alla perfezione la suspense del genere, con la necessità di razionalizzare ogni avvenimento. Così come predetto da Burke. Inoltre, la sua eroina, Emily St. Aubert, è una proto detective a tutti gli effetti nonché una proto femminista con cui l’autrice denuncia il patriarcato oppressiva del tempo.

Gotico o giallo? Entrambi!

Il legame che unisce il romanzo gotico al giallo è molto più forte – e vivo – di quanto si immagini. Possiamo individuare alcuni elementi chiave.

Primo: la paura. Si tratta di un elemento fondamentale per entrambi.
Secondo: l’enigma. Come nel caso della stanza chiusa, un vero e proprio cliché del giallo ma anche del gotico, che si diverte a disseminare le trame di botole e passaggi segreti.
Terzo: la razionalizzazione dell’intero, ovvero la necessità di ritrovare, alla fine della trama, una soluzione al mistero per ricondurre tutto ad una spiegazione logica e ad un ordine.
Quarto: l’oscurità. Elemento essenziale per il gotico ma anche del giallo: elemento esterno che passa, con il tempo, all’interno dei personaggi . Come accade nelle novelle di Edgar Allan Poe.
Quinto: il presente determinato dal passato, che è poi il fulcro dell’attività investigativa stessa.

Non dobbiamo dimenticare anche la sensation novel che ricopre, dal 1855 al 1890, un ruolo centrale. Wilkie Collins, Charles Dickens, Mary Elizabeth Braddon con “Il segreto di Lady Audley“: sono tutti autori e tutte storie in cui ci sono cliché molto comuni, quelli dell’eroina minacciata, con un mistery da risolvere e trame molto complicate da dipanare. E questo ci porta direttamente a Edgar Allan Poe che comunque tra Rue Morgue e Maria Roger, pone le basi del poliziesco moderno perché il mistero cede alla ragione scientifica e alla logica.

Cosa resta del gotico, nel romanzo giallo?

Uno su tutti: Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Quanta trama gotica c’è in questo giallo classico tra mistery e suspense?
Ma possiamo anche citare Mary Ella Roberts Rinehart che con “La scala a chiocciola” e il racconto “Il pipistrello” ripercorre i passi della suspense gotica che si anima nell’oscurità.

Se pensate che sia già giunta l’ora di Sherlock Holmes, la risposta è no.
Ma questa è la storia della prossima puntata!

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