Tony, il nostro Insolito lettore, ha letto e recensito per noi “Il cadavere impossibile” di Josè Pablo Feinmann
Può una lettera a un editore diventare un racconto? Può la stessa lettera trasformare un racconto in un romanzo?
Ebbene sì, questa è la geniale trovata dello scrittore argentino José Pablo Feinmann. Una narrazione che nasce e prende corpo dalla stesura di una delirante lettera inviata da un vanaglorioso, misterioso, scrittore emergente al suo potenziale editore. Vuole che il suo racconto entri in una prestigiosa raccolta di gialli argentini. Ne pretende la pubblicazione. Perché la sua è una storia con “avvenimenti straordinari” che nessun altro autore potrebbe offrire: “… egregio Editore, nessuno di loro le offrirà altrettanto sangue, altrettanti delitti, altrettante mutilazioni, insomma, altrettanti morti, di quanto farò io. Allora si faccia coraggio, continui la lettura e si abbandoni all’esaltazione dell’orrore”.
Ma perché limitarsi a un racconto? Il megalomane scrittore, nel corso della lettera, si accorge e annuncia che il suo non sarà più un racconto ma un romanzo. L’opera si trasforma mentre prende corpo e l’autore se ne compiace. Parlando all’editore in una nota a piè di pagina dice: “Non era un racconto? Non le stavo narrando un racconto che potesse figurare nella sua antologia di racconti polizieschi argentini? Non è più così. La narrazione si è trasformata in romanzo. Perché? Senta non perdiamo tempo. Ho già scritto abbastanza pagine perché non ci sia più bisogno di spiegazioni. Il famoso salto dalla quantità alla qualità: si ricorda? So che la dialettica non è di moda, ma non la si deve sempre disdegnare. Se si scrivono meno di cinquanta pagine, si tratta di un racconto. Se se ne scrivono di più, si tratta di un romanzo…”
Pieno di entusiasmo, sfacciatamente, senza accenno di modestia, ritiene troppo riduttivo pubblicare il suo racconto, diventato romanzo, nell’antologia pensata dall’editore. Troppo umiliante condividere l’antologia con altri autori. Vista la grandiosità dell’opera pretende, ora, una pubblicazione esclusiva. Pretesa che non tarderà ad assumerà la forma di minaccia.
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Credits: Recensione di Tony Damiano – Voce: Mariana Winch Marenghi
Un piccolo capolavoro di sperimentazione
Feinmann, con questo piccolo capolavoro della letteratura contemporanea argentina, sberleffa tutti i cliché classici della narrazione, sovverte la struttura del romanzo utilizzando anche le note a piè di pagina come parte integrante del testo, come solo altri grandi autori sono riusciti a fare. Penso a Macedonio Fernandenz, anch’egli argentino, nel suo Museo del romanzo dell’eterna o a Vladimir Nabokov nel suo Fuoco Pallido, due tra i libri sperimentali meglio riusciti, a mio modesto parere, nella storia della letteratura del secolo scorso.
Feinmann, attraverso lo scrittore megalomane e delirante, sembra rivendicare la possibilità di liberare la letteratura dai generi, dalle categorie: “Il mio romanzo è un esercizio di incrocio. Un romanzo poliziesco. Un romanzo di carceri femminili. Un teleromanzo. Un romanzo del terrore. Un romanzo gotico. Un romanzo per bambini. Soprattutto, per bambine. Perché si tratta di un romanzo di bambole…” comunica all’editore in una nota a piè di pagina.
Il cadavere impossibile è un romanzo sperimentale che invita a riflettere sulle infinite possibilità della narrazione per svelare gli svariati volti della realtà. Per andare oltre ciò che è stato già narrato e raccontato durante un’epoca. È una parodia grottesca della ricerca della fama e del successo ambita da sempre da ogni scrittore. Ma non è solo questo, è anche un diretto richiamo alla memoria per non dimenticare la violenza e l’orrore perpetuati delle sanguinose dittature militare argentine. Feinmann non lo nasconde. Non lo nasconde il suo autore folle e megalomane che in altra nota a piè di pagina dirà all’editore: “… Suppongo (e Lei lo saprà meglio di me) che all’estero, ci si aspetti da noi esuberanza, tropicalità. Insomma: eccessi. Maiali volanti o cadaveri. Prudentemente, mi domando: è così? Verranno interpretati come una metafora delle nostre terribili dittature?”
