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In silenzio si uccide, Arnaldur Indriðason – I libri di Annelies

DiI libri di Annelies

Ott 21, 2025

Per l’appuntamento con “I libri di Annelies” ecco la recensione di “In silenzio si uccide” si Arnaldur Indriðason

«Erlendur guardò la ragazza morta. Sembrava fragile, esposta. Come se fosse scivolata fuori dalla vita senza fare rumore. Come se non avesse lasciato traccia.»

Pubblicato nel 2022 da Guanda editore, “In silenzio si uccide” è un noir nordico, ambientato in Islanda, che si apre col ritrovamento del cadavere di una giovane donna sulla tomba di un eroe nazionale. La ragazza ha il corpo segnato dall’anoressia e dalla tossicodipendenza. I segni di violenza sparsi ovunque denotano da subito che si tratta di un omicidio. 
Secondo libro del ciclo che vede l’ispettore Erlendur Sveinsson, come protagonista che indaga per scoprire chi è il colpevole. Un delitto carico di simbolismo il cui movente sembra essere impossibile da trovare. La giovane donna non ha un nome e pare non essere legata a nessuno. Accanto a lui troviamo Sigurdur Óli, un investigatore pragmatico che lo affianca durante tutto il caso.  Con difficoltà i due poliziotti riescono a scoprire che si chiama Birta, una donna con un passato da prostituta e logorata dall’inferno della droga. La vita della giovane mette in seria difficoltà l’ispettore Erlendur Sveinsson, che si ritrova a fare i conti con le sue scelte di padre e con la conflittualità vissuta con i suoi figli, entrambi legati al mondo delle dipendenze. 

La recensione

In silenzio si uccide”, può essere definito un romanzo trasversale, perché oltre a sviluppare l’indagine poliziesca affronta temi sociali come il problema delle dipendenze, esplorando questioni quali l’importanza dell’identità, della memoria delle radici culturali dell’Islanda, della perdita e dello smarrimento di ognuno di noi. 
Uno degli aspetti che risaltano maggiormente in tutta la storia consiste nel cambiamento che coinvolge tutta l’Islanda: i villaggi costieri che si spopolano, la modernizzazione che altera usanze e stili di vita, la perdita del senso comunitario. Indriðason non usa mai l’ambientazione solo come uno sfondo passivo, ma è parte integrante della storia, un personaggio silenzioso e potente della narrazione. 

Erlendur: tra tormento e ossessione

Il protagonista è Erlendur un uomo tormentato dai sensi di colpa, segnato dal passato, definito dalla sua imperfezione e dagli errori nei suoi rapporti personali. Un matrimonio fallito, due figli abbandonati ancora piccoli per seguire con devozione la sua carriera di poliziotto. È un personaggio umano, ma particolarmente credibile. Caratterizzato dall’introspezione e dalla solitudine, perfino con i colleghi ha un rapporto freddo e distaccato. La sua ossessione per la giustizia lo spinge a cercare la verità, anche quando essa può sembrare lontana o irraggiungibile. Il suo metodo investigativo rispecchia la sua personalità, è introverso e riflessivo, preferirebbe lavorare da solo, se pur affiancato da Sigurdur Óli.

Mentre lo leggevo mi sono interrogata più volte su quanto le scelte di quest’uomo abbiano inciso sulla vita dei suoi figli. Eppure, sono riuscita a cogliere il suo dolore, il suo senso di inadeguatezza rispetto al ruolo genitoriale e non sono mai scivolata nel giudizio. Sono stata perfino in grado a comprenderlo e di empatizzare con lui a tratti.

I temi sociali

Il tema sociale di questo romanzo è molto forte, si parla di prostituzione, di disuguaglianza, di smarrimento dell’identità nei giovani, ma soprattutto di rapporti di potere, poiché tutto alla fine sembra ricondurci a quello. 

Affrontare tossicodipendenza, anoressia, violenza fisica e simbolica richiede un equilibrio che l’autore è riuscito ampiamente a rispettare. L’intreccio è tipico del noir nordico, leggermente amaro, che lascia poco spazio all’ottimismo, al contrario spinge il lettore a scavare dentro di sé. Non offre risposte preconfezionate, stile “Mulino Bianco”, è totalmente lontano dalla retorica che divide buoni o cattivi, cancellando le sfumature e gli spazi grigi. “In silenzio si uccide”, il lettore è messo con le spalle al muro, costretto a guardare verso un mondo che, se da un lato incuriosisce, dall’altro ognuno di noi rifugge. È un romanzo che funziona su più livelli, sia sul piano dello sviluppo dell’indagine poliziesca, sia su quello della vita dei personaggi, le cui vicende personali si intrecciano con l’intera vicenda. 

Lo stile è asciutto, essenziale, privo di fronzoli. Le descrizioni non sono mai ridondanti e i dialoghi sono scarni, spesso interrotti da silenzi o sottintesi. Questo stile riflette perfettamente l’ambiente islandese: freddo, spoglio, silenzioso. La narrazione rispecchia l’interiorità dei personaggi, spesso chiusi, tormentati, incapaci di comunicare apertamente. La loro caratterizzazione psicologica è curata con estrema attenzione, forse questo è l’aspetto che ho più apprezzato di questo autore. 

La suspense non è costruita su colpi di scena spettacolari o scene d’azione. Indriðason lavora per accumulazione: piccoli dettagli, interviste, sguardi, ricordi che lentamente costruiscono un quadro inquietante. C’è sempre una tensione bassa ma costante, come un rumore di fondo che non se ne va. È uno stile che non forza il lettore, ma lo intrappola piano piano. Indriðason è un autore che conquista lentamente, non seduce con incipit ammalianti o specchietti per allodole, ma al termine del libro il lettore si ritrova senza accorgersi innamorato. 

Due parole sull’autore

Arnaldur Indridason nasce il 28 gennaio 1961 a Reykjavik, Islanda e cresce in una casa piena di libri e frequentata da scrittori. Suo padre, anch’egli scrittore, ha avuto una grande influenza sulla sua formazione. Arnaldur si è laureato in storia nel 1996 ed è stato critico cinematografico per il più importante quotidiano del Paese. È famoso soprattutto grazie alla serie di romanzi polizieschi che ha per protagonista il detective Erlendur Sveinsson.

Figli nella polvere” è il suo primo scritto pubblicato nel 1997, ed è anche il primo romanzo della serie. Oltre ad aver pubblicato numerosi romanzi, è anche autore di diverse sceneggiature. Arnaldur è dotato di una scrittura scarna e di grandi capacità di ricostruire ampi scenari storici, rappresentando l’Islanda, come un luogo glaciale e malinconico. Ha saputo esplorare come pochi la faccia oscura di un paese nel quale sembra non succedere mai nulla. L’ingrediente principale della sua scrittura è il realismo sociale. Di sé dice: “Non mi interessa scrivere di supereroi né di esotici criminali alla James Bond. Ho un gusto spiccato per la banalità, probabilmente”.

Ciò dimostra che chi sa scrivere può davvero scrivere di tutto, poiché non è solo cosa si racconta, ma soprattutto “come”.  

Attualmente vive e lavora a Reykjavík.

“La donna, con la china e lo sguardo perso, se ne stava seduta di fronte a loro, con il suo grembiule della Cooperativa, lo chignon, le rughe attorno agli occhi e lo smalto scarlatto alle unghie. Fino a pochi minuti prima, la sua vita procedeva tranquilla. Li aveva accolti con un ampio sorriso, che però era sparito nel momento stesso in cui si erano presentati e le avevano detto da dove venivano. Quando le avevano spiegato il motivo della loro visita, sul suo volto si era dipinta l’incertezza, poi l’incredulità, infine il dolore e la solitudine. Erlendur meditò sulla brutta notizia che aveva appena comunicato. Si era seduto lì, nel retrobottega di una minuscola cooperativa, a portare un annuncio di morte a quella stanca donna in grembiule blu. Anche lui chinò la testa, riflettendo sulla facilità con cui l’orrore poteva trovare posto nella vita quotidiana”

Scopri il libro

Il cadavere nudo di una ragazza con il viso truccato vistosamente e una lettera J tatuata sulla natica viene ritrovato sulla tomba di Jón Sigurðsson, eroe nazionale islandese. A un primo esame l’omicidio sembra avvenuto per strangolamento. L’autopsia, che pare confermare l’ipotesi, fornisce altre risposte: la vittima era anoressica e faceva uso di droghe, su tutto il corpo ci sono chiari segni di violenza. Come mai l’assassino ha deciso di lasciare il cadavere in un luogo così simbolico? Vuole lanciare un messaggio? Le indagini, affidate a Erlendur Sveinsson e Sigurður Óli, si prospettano lunghe e complicate, ma i due investigatori possono contare sull’aiuto di Eva Lind, la figlia di Erlendur, che frequenta le stesse brutte compagnie della vittima. In breve tempo riescono così a risalire all’identità della ragazza, Birta, che aveva solo ventidue anni. Tutte le piste conducono al sottobosco della droga e della prostituzione, un mondo in cui uomini ricchi e spietati si comportano da padroni, senza rispetto per la vita degli altri. L’assassino, però, potrebbe essere qualcuno di insospettabile… In questa sua seconda indagine, l’ispettore Erlendur, poliziotto in perenne lotta con i fantasmi del passato e con la sua inadeguatezza di padre, dovrà scavare nelle perversioni più torbide dell’animo umano, e si scontrerà con le promesse tradite di una intera generazione di giovani alla deriva, in un paese che ha sacrificato la propria identità e i propri valori.

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