• Maggio 7, 2026 12:51 pm

Piero Colaprico, Requiem per un killer

DiI libri di Annelies

Set 23, 2025

Il libro scelto e recensito da Annelies è “Requiem per un killer” di Piero Colaprico.

“Non ho una brutta casa, è più che altro il contenitore di un uomo, dei libri che legge e della sua doppia, se non tripla, vita.”

La potenza di questo romanzo consiste, non tanto nella struttura della trama, tipica di un libro giallo/noir, quanto nell’originalità del suo protagonista, un killer motociclista che ha una doppia vita. Se in una collabora con la’ndrangheta, come sicario per don Benigno Morlasco, nell’altra è sovrintendente alla Omicidi di Milano. E nel tempo poco libero che gli rimane è il giustiziere della notte proprio di una Milano parecchio intrigante. Come afferma lui stesso, alcuni morti sono “suoi”, cioè persone che decide di uccidere perché hanno commesso un crimine.

Emme Emme per gli amici, ma all’anagrafe Marco Michele Sigieri, è un personaggio atipico, appassionato di musica jazz e di libri, sono circa cinquemila libri quelli letti, le cui citazioni si intersecano più volte con la trama del romanzo. È un antieroe, un solitario cinico, ma con lati sensibili della personalità. 

“La mafia non è solo quella con cui lavoro io, la mafia è tutto quello che copre le verità sotto i veli dell’amicizia, dell’appartenenza, della vigliaccheria, della comodità, dell’idea molto italiana che il potente no va sfruculiato: perché metti che magari si ricorda. E con la complicità del giornalismo dei miserabili, degli “approfondimenti” di quelli che cercano di stare comodi e di non dare fastidio, in nome dello spettacolo, del business e del garantismo a senso unico, tutto si può e ogni ipocrisia diventa vangelo.” 

Emme Emme è un uomo che non ha nulla da perdere, non ha paura di rischiare e non teme le conseguenze delle proprie azioni. Come in ogni noir che si rispetti il confine fra luce e ombra è talmente labile, da fondersi in una zona grigia. Ed è da quella zona grigia che il lettore rimane affascinato.

Milano viene analizzata e vissuta come un personaggio della storia e si intreccia alle azioni del protagonista, rendendola una città viva, pulsante, ricca di ambiguità e molto noir. Non è soltanto una parte marginale della narrazione, ma si integra alle vicende stesse. Diventa a tratti coprotagonista. 

“Milano conosce mille forme della morte. Non è come le altre città italiane, è molto più simile a quelle americane o inglesi, in questa molteplice moltitudine di ammazzamenti. Qui si uccide per gelosia, come al Sud. Per questioni di mafia, come a Napoli, Reggio Calabria o Palermo. Per invidia, rancori ed eredità, corruzione e politica, come a Roma. Per sesso estremo, come in Umbria e in Abruzzo. Per fantasia sbilenca degli studenti, come a Bologna. Milano, caleidoscopio di ammazzatine, ma i milanesi se ne dimenticano, si autoconvincono che sia solo la città delle idee e del lavoro, la città che guarda avanti e forse per questo non ha mai tempo per piangere e ricordare i morti, specie i morti ammazzati.”

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che alterna momenti di leggerezza con riflessioni introspettive. In cui il protagonista riflette sui se stessi che lo abitano e su come riuscire a gestirli. Consigliato a chi desidera intrattenersi con un noir piacevole, con una scrittura ironica perché si sa che “A Milano anche i killer fanno lo straordinario”. Il ritmo è travolgente, la scrittura è curata, ma allo stesso tempo ironica. I cambi di prospettiva sono repentini, tanto che la narrazione tiene il lettore incollato dall’inizio fino alla fine. 

Due parole sulla trama

È la storia di Marco Michele Sigieri, narrata in prima persona dal protagonista che è riuscito a conquistarsi una posizione di credibilità sia all’interno della polizia, sia collaborando con un boss mafioso. In seguito a una notizia la sua prospettiva di vita cambierà radicalmente. Un giorno gli viene commissionato l’omicidio dell’avvocato Gualtiero Dugnani, e da quel momento si susseguono una serie di colpi di scena. Tra una pagina e l’altra emerge anche Mira, una manager, anzi no una trop manager, come la definisce l’autore, dalla personalità carismatica, le cui vicende si legano a quelle del protagonista. 

Due parole sull’autore

Piero Colaprico vive a Milano e ha dedicato la sua vita al mondo delle parole, come giornalista di cronaca nera e come scrittore di gialli, la sua è una scrittura semplice e immediata, che non ha la pretesa di insegnare nulla. Ha una nota di ironia spontanea, ma raffinata che non banalizza né la storia né le azioni dei personaggi. 

Alla domanda se si sente più scrittore o giornalista, Colaprico risponde: 

Tengo il piede in due scarpe con grande facilità intellettuale ‒ se si può usare questa espressione senza far ridere ‒ e con una non trascurabile fatica fisica. Ma sono uno che sa riguardarsi. Nella mia testa sono nato scrittore da ragazzo, diciamo quindi con amore, e ho fatto il giornalista perché mi piaceva scrivere e dovevo comunque campare. C’è però una dote che unisce i due lati della scrittura ed è la curiosità. Uno scrittore poco curioso annoia, e direi che non ne mancano, e un giornalista poco curioso non becca mai la palla nella partita delle notizie.

Scopri il libro

Marco Michele Sigieri, dopo anni di lavoro duro e talvolta sporco, è diventato un professionista stimato sia dalla questura, dove ha la sua scrivania, sia dai criminali, per conto dei quali uccide. Grazie all’esperienza e a quattordici omicidi alle spalle, si muove bene nel doppio ruolo di sovrintendente alla Omicidi di Milano e di sicario di don Benigno Morlacco, boss della ’ndrangheta che gestisce gli affari nel Nord Italia. Ma “se semini morte, la morte ti viene a cercare”, perciò non si sorprende troppo se quel suo tran-tran rischia di ritorcersi contro di lui. I guai cominciano quando don Benigno gli commissiona l’omicidio di Gualtiero Dugnani, avvocato del clan caduto in disgrazia, esigendo per il traditore un’esecuzione che lo faccia ridere a crepapelle.

3 commenti su “Piero Colaprico, Requiem per un killer”

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