Di che colore è il giallo? – Ladri di notte #4

Perché il giallo si chiama giallo? E tutti lo chiamano così? Ladri di notte scava alla ricerca di una inconsueta origine.

Dupin, Sherlock. Nelle puntate precedenti abbiamo parlato tanto delle origini del giallo. Possiamo dire che, in effetti, ogni paese ha avuto il proprio “iniziatore”, più o meno conosciuto. Così come ogni paese ha il suo modo di definire I racconti di crimini e misfatti e di uomini intenti alla loro soluzione. Ma facciamo un passo indietro. Perché si parla sempre di Holmes, ma quando Doyle pubblica Uno studio in rosso, creando uno dei personaggi più iconici di sempre, cosa sta accadendo nel resto del mondo e, soprattutto in Italia?

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Cosa si dice in giro

C’è un gran fermento in questo periodo. La ricerca scientifica e nuove metodologie di indagine cominciano a prendere piede creando quella che poi sarà definita la scienza Forense. Abbiamo parlato di Vidocq e di Henry Fauld, ma, per fare un esempio, è proprio della metà dell’Ottocento la sperimentazione chimica che permette il rilevamento dell’arsenico sulle pareti dello stomaco delle vittime. E sempre in questo secolo, prendono vita le ricerche di studiosi come Cesare Lombroso che portano le indagini sul piano della psicologia e, nel caso dello stesso Lombroso, sul piano dell’antropologia. Così come prendono piede correnti di pensiero che arrivano a studiare I crimini a livello sociologico, creando quel binomio che va ancora tanto di moda – ma che sappiamo non essere più un vero e proprio legame univoco – tra estrazione sociale e capacità di delinquere.

Insomma, in poche parola stiamo assistendo ad un vero e proprio passaggio epocale che porta la soluzione dei crimini verso un crescente ricorso alla logica e alla metodologia scientifica. Non a caso nel 1909, a Losanna, Rodolphe Archibald Reiss fonda la prima scuola di scienze forensi denominata “Istituto di polizia scientifica”. Questo fermento in cui indagine scientifica si mischia a indagine sociale psicologica, sembra investire anche la letteratura che, proprio in questi anni, comincia a portare le narrazioni proprio lì dove emarginati, poveri e disgraziati vivono e cercano di sopravvivere. Se pensiamo all’Italia, ad esempio, autori come Francesco Mastriani pongono le basi per il romanzo sociale e il futuro verismo e si aggiudicano il posto nei libri di letteratura.

Mastiani & De Marchi in Italia

ilmiocadavere edizione in possesso degli eredi Mastriani

Ma perché cito proprio lui Francesco Mastriani, l’autore de I misteri di Napoli o La cieca di Sorrento?
Perché il primo noir della letteratura lo scrive proprio Mastriani. Il mio cadavere esce a puntate nel 1852 sul periodico L’Omnibus e in questo romanzo troviamo due elementi chiave:

  • un cadavere e un medico “legale” – per certo versi – deciso a dimostrarne la morte per avvelenamento;
  • una pletora di personaggi che rappresentano gli strati e I ceti sociali di una società in cui le differenze sono tantissime e spesso insormontabili.

Due elementi che inaugurano un vero e proprio genere: il noir.

E il giallo? É proprio il 1887, lo stesso anno della pubblicazione di Uno studio in rosso, che un certo Emilio de Marchi pubblica Il cappello del prete, in puntate periodiche su L’Italia e poi sul Corriere di Napoli.
Un romanzo interessante e a tutti gli effetti il primo giallo compiuto della letteratura italiana. Ma potremmo continuare a fare elenchi di romanzi che da qui in poi ingrossano le fila di questo genere rendendolo anche uno dei generi più amati dai lettori.
Non sarà questa la puntata in cui vi racconterò queste storie.

Avete notato che ho usato due termini ben specifici per il romanzo di Mastriani e quello di De Marchi? Ho detto che il primo è un noir e il secondo un giallo. E non l’ho fatto a casooi ci siete mai chiesti di che colore sia il giallo? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo fare un balzo in avanti nel tempo e per la precisione, al 1929.

Di che colore è il giallo?

In Francia si dice roman policier. In Germania è Kriminalroman, che abbreviamo in Krimi. Nei paesi anglosassoni si può scegliere tra detective fiction, mystery (o mystery story), detective story o detective novel (un termine che si trova anche in tedesco: Detektivroman), crime o crime story. In spagnolo si dice novela negra.
In Italia il poliziesco lo si chiama “giallo! E tutto ha inizio, come vi dicevo, nel 1929.

La strana morte del signor Benson Van Dine n°1

Allora immaginiamoci questa scena. All’estero il genere della detective story sta spopolando. Ci sono autori come Van Dine, Edgar Wallace, George Simenon da lì a poco. E sono autori che all’estero sono dei veri Best Seller e stanno sbancando in libreria e edicola. Poi ci sono due tipi, Arnoldo Mondadori e Lorenzo Montano, alias Danilo Lebrecht, consulente editoriale della casa editrice Mondadori, fiutano il filone giusto, con l’intenti di portare in Italia, un po’ di quel successo. Il primo autore che riescono a portare in Italia è proprio La strana morte del Sig. Benson di Van Dine. La copertina di quel libro, piccolo e tascabile, stampato in sedicesimi, è di un bel giallo canarino, con una bella illustrazione esagonale che campeggiava nel centro.
Edgar Wallace, Roberto Louis Stevenson, Anna Katharine Green, Van Dine sono gli autori dei primi cinque numeri, pubblicati tra Il 1929 e il 1930. Tutti con copertina giallo canarino.

Dalla copertina gialla alla nomea di “gialli Mondadori” e quindi “gialli”, il passo è vero. E oggi possiamo ben dire che la paternità di questo termine vada proprio a Mondadori e Montano. Ma c’è un nesso? Perché proprio il giallo?
A questa domanda potremmo rispondere, forse, solo con una seduta spiritica. Quello che noi sappiamo è che, a quei tempi, Mondadori usa spesso I colori per diversificare le sue collane. Se andassimo in lilbreria, potremmo trovare I romanzi popolari pubblicati dei libri verdi, la narrativa di sentimenti, nei Libri rosa e I LIbri azzurri che ripropongono le opere dei più grandi autori italiani.
L’intento era più che giusto: rendere di pubblico accesso – grazie alla pubblicazione in edicola – di testi della tradizione e di autori stranieri.

Il giallo e il fascismo

E il gioco regge bene sino a che il Regime Fascista non comincia a mettere paletti. Prima di tutto, rilegare ai personaggi stranieri il ruolo di criminali. Perché sì sa, che la gioventù fascista era fatta di tanti buoni ragazzi. E questo ci spiega il perché dei tanti titoli stranieri – e in particolar modo inglesi – e pochi italiani, se non fatta eccezione per I titoli di Alessandro Varaldo, con I suoi feuilleton polizieschi.
Il secondo passo che compie il regime è, nel 1941, il divieto di pubblicare in qualsiasi modo testi che possano indurre la stessa brava gioventù fascista a delinquere o anche solo a pensare ai delitti efferati di cui si leggeva in questi romanzi .
Anche la collana dei Gialli Mondadori – che nel frattempo di è arricchita della collana dei Gialli economici Mondadori” (Il consiglio dei quattro di Wallace fu il titolo d’esordio) che cubava quasi 26mila copie, si deve fermare, questa volta sotto la direzione di Alberto Tedeschi. Lo stop dura sino al 1946, quando finalmente si riparte e si riparte alla grande anche con I romanzi americani, prima di allora censurati completamente
Ed è così che una scelta all’apparenza occasionale sembra aver determinato non solo la percezione comune di un genere, ma anche la sua definizione ben precisa. Ma se la fortuna di una scelta editoriale porta avanti il nome stesso della collana a distanza di decenni dal suo nascere, fu vera gloria? E, soprattutto, è stato davvero un successo?

Mondadori: nel bene e nel male

Arnoldo Mondadori, Milano, 1932, fotografia di Emilio Sommariva

Le capacità imprenditoriali di Arnaldo Mondadori sono indiscusse. Sin dai suoi primi passi nel Mantovano, del 1912, si capisce che la sua idea di azienda non ragiona in piccolo. L’idea di rendere pubblica la lettura, con pubblicazioni economiche a poche lire, è il fondamento con cui si muove tutta la sua politica editoriale. E quando parlo di politica, intendo proprio impegno politico. E se anche il suo intento e I suoi proposti sono sempre stati dei migliori resta di fatto una certezza: l’esordio della letteratura poliziesca in edicola ha, nel nostro paese, bollato per sempre la stessa al rango di letteratura di second’ordine, se non paraletteratura. Declassando tantissimi autori che solo oggi, con la coscienza storica maturata sui giudizi del passato, stiamo riscoprendo.

Di che colore è il noir?

Mise en caisse serie noir gallimard

L’intuizione di Mondadori non è l’unica a sancire la fortuna di un genere. Se il giallo in Italia si chiama così per il colore delle copertine della famosa collana, anche il Noir sembra seguire le stesse sorti.
Il primo a definire “noir” un romanzo è stato Nino Frank nel 1946. Il motivo è semplice e, anche qui, c’entra una scelta editoriale.
In quegli anni Marcel Duhamel prende l’incarico di tradurre alcuni dei romanzi americani, e poi francesi, di derivazione hard boiled, sotto la guida di Claude Gallimard. La collana che nasce da questo lavoro si chiama, appunto, Série noire e indovinate di che colore è la loro copertina? Nera, per l’appunto. Serie che inizia con due titoli di James Hadley Chase ma che nel 1968 sarà la stessa a pubblicare I noir di Jean-Patrick Manchette, quasi 2.880 romanzi pubblicati in 70 anni e tanti lettori appassionati.
Bene! Se oggi abbiamo parlato di giallo – e un po’ di nero, è bene sapere che questo non è il solo colore di questo genere. Ne esistono molti altri che scopriremo insieme proprio nella prossima puntata.

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