50 sfumature di giallo – parte prima – Ladri di Notte – puntata 5

Non esiste un solo tipo di giallo. In questa prima parte di Ladri di Notte ne scopriamo qualcuna e chiamiamo in nostro aiuto Veronica Todaro.

Giallo, nero, fate voi un po’ voi il colore che preferite!
Nella puntata precedente vi ho raccontato perché in Italia, il poliziesco viene identificato con il colore giallo. Ma proprio nella scorsa puntata abbiamo anche accennato al primo noir della letteratura italiana, quello di Mastriani e del suo Il mio cadavere. Un noir, appunto, non solo un giallo. Una particolare sfumatura che la trama assume nel suo procedere e che differenzia una storia dell’altra, proprio per chi chi e come viene svolta l’indagine.
E allora, anche in questa puntata parto da una domanda. Una domanda che, tra pochi minuti ci porterà a fare un veloce viaggio tra tutte le sfumature del giallo (e di altri colori), nel cuore di un dibattito che da sempre appassiona I lettori – e I librai, e lo faremo insieme a un’esperta che da anni lavora sul tema. E la domanda è: quante e quali sono le sfumature del giallo? Con noi, per capirci qualcosa di più, Veronica Todaro della Todaro Edizioni.

Ascolta la puntata

Il Giallo Classico o deduttivo

Partiamo dal capostipite di tutto un genere: il giallo classico o GIALLO DEDUTTIVO. Lo abbiamo visto nascere con Auguste Dupin e lo abbiamo incontrato già parlando di Uno Studio in rosso. E vediamo di cosa si tratta.

  • Primo: il giallo classico è quel giallo caratterizzato da un personaggio principale – spesso un investigatore ma può anche essere u normale cittadino – che si mette sulle tratte dell’autore di un delitto o di un misfatto raccogliendo indizi più o meno nascosti e fuorvianti.
  • Secondo: generalmente le indagini si caratterizzano per una tradizionale unità di luogo – o di spazio: una villa, una cittadina, un quartiere, una nave. Mentre si muovo sempre intorno a una ristretta cerchia di personaggi che solitamente sono presentati tutti nelle prime pagine del romanzo.
  • Terzo: il campo di indagini procede in modo deduttivo, cercando di sciogliere l’enigma grazie alla raccolta di prove e di testimonianze, svolgendo interrogatori sul campo, analizzando alibi e moventi di tutti I personaggi coinvolti – come della vittima; studiando le modalità con cui si è compiuto il delitto.
  • Quarto: in queste trame il vero patto con il lettore lo si stringe nel nome della verosimiglianza. Il lettore deve poter arrivare alle medesime conclusioni logiche dell’investigatore e quindi individuare il colpevole, analizzando gli stessi indizi sui quali l’investigatore costruisce le proprie deduzioni. La libertà dell’autore nella costruzione della trama si sbizzarrisce però nel disseminare falsi indizi e false piste – le famose arringhe rosse – o nel creare contesti all’apparenza impossibile – come nel caso degli enigmi della camera chiusa, ovvero quando il delitto avviene all’interno di un ambiente apparentemente sigillato dall’interno.

Esempi? Ne abbiamo quanti ne vogliamo. Dai già citati classici, al primo primissimo romanzo della Christie, Poirot a Style Court del 1920. Così come Miss Marple ai Caraibi o, ancora, la stessa Anna Radcliffe che con I Misteri di Udoplho – ne abbiamo già parlato – è un po’ una antesignana della camera chiusa

Il poliziesco

Se il giallo classico ha delle regole ben precise – di cui vi parleremo molto presto! – c’è un suo gemello molto curioso e che viene definito il POLIZIESCO.

  • Primo: si parla di poliziesco quando a svolgere l’indagine non è un privato, un cittadino, un investigatore, ma uomini appartenenti alle forse dell’ordine. Sembra una distinzione banale, ma attenzione! La differenza dal giallo classico è che nelle detective story non si può essere approssimativi e le indagini devono procedere su salde basi scientifiche. La deduzione c’è sempre ma è aiutata dai metodi di indagine specifiche e codificati. Anche se molti lo fanno coincidere erroneamente con il giallo punto.
  • Secondo: il poliziesco tout court è il giallo che segue le regole e mira a ristabilire la giustizia. Si conclude spesso con un bel processo e il carcere, con la conseguente ristabilita tranquillità da parte del commissario che svolge le indagini.

Esempi? Ne cito quattro (o forse di più) su tutti:
1) Pietra di luna di Wilkie Collins del 1868. Di gran lunga un classico del genere e forse il migliore per l’epoca in cui viene scritto. Il suo ispettore, un uomo normale, verrà presto surclassato da Holmes.
2) In Francia con Émile Gaboriau con il suo poliziotto Monsieur Lecoq, che si avvale delle tecniche di analisi dei naturalisti che esaminano gli insetti al microscopio, mentre il suo maestro e consulente, l’ispettore Tabaret, detto Tirauclair. Per poi passare il testimone al mitico Simenon.
3) In Italia con Augusto de Angelis che crea il primo ispettore veramente seriale, ovvero il Commissario de Vincenzi, capo della squadra mobile di Porta Venezia. Il primo giallo di questa serie è del 1935 con Il Banchiere Assassinato.
4) Infine voglio segnalarvi due autori – e due serie – che valgono davvero la pena: il primo è l’olandese Robert van Gulik che ci porta in Cina con il suo «onorevole magistrato Dee», un personaggio veramente esistito e che Van Gulick prende in prestito per raccontarci storie crime ma anche una cultura e un paese molto singolari.
La seconda è una scrittrice americana di cui vi ho già parlato, ovvero Anna Katharine Green. Pioniera del genere poliziesco, che crea il personaggio di detective Ebenezer Gryce, un normale cittadino americano che fa il suo lavoro ma che, facendolo, sventa I peggiori crimini. Stiamo parlando del 1878,con The Leavenworth Case e se la leggiamo con attenzione non possiamo non trovare tanti spunti per quelle che saranno le trame della sublime Agatha.

Il police procedural

Ma se a indagare sono delle squadre di detective? Si chiama ancora poliziesco? Si e no. Ed ecco perché!
Se ad indagare e a svolgere le indagini non è un lupo solitario e una mente eccelsa, ma una squadra tutta, allora non parliamo più di poliziesco nudo e crudo ma di un POLICE PROCEDURAL, ovvero un PROCEDURALE. E che differenza ci sarà mai con il poliziottesco nudo e crudo? Eccole qui!

  • Primo: l’indagine è sempre e assolutamente corale, ovvero è il gruppo di investigatori che porta avanti l’indagine. Nessuna prima donna. Tutti al lavoro.
  • Secondo: solitamente le indagini portate avanti sono sempre più di una. Nei seriali, ci sono addirittura indagini ricorsive che tornano e che, romanzo dopo romanzo, danno un senso alla serialità stessa. In altri casi è la squadra intera che deve vedersela con più omicidi, più rapine e deve trovare I tasselli dell’indagine.
  • Terzo: nei procedurali il climax classico che porta l’indagine a svelare Il colpevole può anche non esserci. Sono tantissimi I casi in cui noi lettori sappiamo già chi è il colpevole.
  • Quarto: se si chiama procedurale, infine, un motivo c’è ed è che l’indagine tutta si basa sulle reali procedure d’indagine delle forze dell’ordine. E quindi via a descrizioni di autopsie, rapporti di medicina legale, raccolta delle prove e la trascrizione degli interrogatori. Più si è dettagliati, più si è credibili.

Esempi?
Se pensiamo a qualche esempio noto, lo stesso Simenon rientra in questa categoria quando si fa affiancare dalla Brigata Speciale. Oppure Tony Hillerman, autore di alcuni Police procedural ambientati fra Nuovo Messico ed Arizona nei quali indagano Joe Leaphorn e Jim Chee della Polizia tribale navajo. Da ultimo il noto Michael Connelly con la sua serie su Harry Bosch.

Ma adesso vi faccio un ultimo nome: quello di Ed Mc Bain. Anche se ad Isola tutti conoscono il detective Steve Carella, è all’87° distretto che dobbiamo guardare come uno dei massimi esempi di Procedurale di sempre. Ma come, ma quando si parla dell’87° distretto non parliamo di hard boiled? Forse sì. E forse no. Forse parliamo di entrambi e la cosa potrebbe anche piacerci parecchio.

Ma questa è un’altra storia!

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